Live 24! Padova, ultimo giorno di riposo: da domani si prepara la sfida col Tamai

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Ore 22.00 – (Gazzettino, edizione di Venezia) «Dispiace non aver potuto svolgere la partita con il Thermal Abano, sarebbe stato un buon allenamento». L’allenatore della Clodiense, Andrea Pagan, commenta così la mancata disputa dell’amichevole che, vista la sosta del campionato, si doveva giocare sabato a Montegalda, annullata a causa del terreno ghiacciato. «Ci tenevamo a giocare anche per non rompere il ritmo campionato – spiega il tecnico granata – Però giocare su quella lastra di ghiaccio sarebbe stato pericoloso». La Clodiense ripartirà domenica prossima ospitando l’Union Pro con l’intenzione di continuare il trend positivo. Con 33 punti in classifica la formazione lagunare è proiettata ormai nella zona play off. «L’obiettivo primario è quello di raggiungere al più presto la quota salvezza – precisa Pagan – Poi magari con serenità potremo anche pensare ad altri obiettivi. In febbraio vogliamo chiudere il discorso salvezza». Alla ripresa del campionato Pagan potrà contare sul rientro dei difensori Tiozzo e Boscolo D. Berto che hanno scontato la squalifica ma non potrà avere a disposizione Carlucci e Boscolo D. Gioachina squalificati, né il capo cannoniere della squadra Santi, espulso a Tamai (tre turni di squalifica). Per questo motivo la società lagunare ha provveduto ad acquistare dal Venezia il giovane attaccante (’96) Nicholas Siega. «Con Santi squalificato ed Isotti ancora non disponibile era necessario rimpolpare il reparto – dice Pagan – Il ragazzo lo conosco già dai tempi del Cittadella e credo che si possa integrare sia con Santi che con Mastroianni visto che ha le stesse caratteristiche». La Clodiense oltre a sviluppare un gioco apprezzabile dimostra anche una invidiabile condizione fisica. Merito sicuramente anche dello staff che accompagna il mister Pagan, composto dal preparatore atletico Dario Penzo, da Edrik Tiozzo che oltre a fare il secondo cura i movimenti del reparto difensivo, e del preparatore dei portieri Ivano Rossetti. Grande importanza hanno anche il fisioterapista Enrico Febo ed il massaggiatore Omar Goffo. «La squadra è cresciuta molto in questi ultimi mesi grazie al lavoro e all’applicazione di tutti», conclude Pagan.

Ore 21.30 – (Giornale di Vicenza) C´era un giocattolo – ideato da una marca di formaggi e prestato come personaggio al Carosello – che di nome faceva “Ercolino sempre in piedi”. Basta guardare un po´ di numeri dell´Arzignanochiampo perché l´associazione d´idee corra veloce. Meglio se sulla fascia destra. Da “Ercolino sempre in piedi” a “Matteo sempre in campo”. Che non si ferma (e non cade) mai. Matteo fa Vignaga, il giorno dopo San Valentino compirà 20 anni e detiene un primato mica da poco: è il giocatore più impiegato da Paolo Beggio. Così tanto che, se non fosse stato per la sostituzione a 15´ dalla fine contro l´Union Pro (era stato influenzato per l´intera settimana), parleremmo di un en plein. Il terzino destro della Banda Beggio ha corso per 1785 minuti (fornendo cinque assist), sui 1900 disponibili dopo 20 gare di campionato. Dica la verità: non si sente un po´ stanco? Gli allenamenti che facciamo mi permettono di essere sempre in forma. Quando gioco mi sento bene, se così non dovesse essere lo direi subito. Allora c´è un segreto. Io faccio solo quello che mi dice di fare il prof. (il preparatore atletico Paolo Guderzo, ndr). Non ho particolari riguardi. Però… Però? Ecco, quando finisce la partita devo mettermi seduto, lì per lì sì che mi sento stanco. Ora ho anche iniziato a lavorare alla mattina e qualche crampo ogni tanto si fa sentire. Voi siete una squadra di giocatori con la valigetta. Lei che lavoro fa? Faccio il postino a Trissino, mi piace e credo sia il mio lavoro. Anche in squadra mi hanno detto che fa per me (ride). Perché? Mi piace stare in mezzo alla gente, chiacchierare e conoscere sempre persone nuove. Si sente cambiato al secondo anno all´Arzignanochiampo? Sì, ho cominciato a prendere più coraggio in campo. Poi con i compagni il legame è sempre più forte. Sotto quale aspetto? Quello della personalità: adesso non ho paura di prendere palla e cercare di fare qualcosa in più dello standard. Quale crede sia la sua dote migliore in campo? La grinta. La esprimo non mollando mai, e l´assist con il Mori negli ultimi minuti forse ne è la prova. Dice di lei il suo allenatore: “La più grande dote di Matteo è quella di essere un ragazzo sano”. (Ride). Si vede che mi conosce molto bene. Mi piace il suo atteggiamento, e nel mio modo di giocare credo di esprimere quello che lui dice che farebbe al posto nostro: correre su ogni pallone. È cambiato qualcosa nell´Arzichiampo di quest´anno?  Non è che l´anno scorso non ci fosse gruppo ma quest´anno, vista la presenza di molti giovani, mi sono integrato di più. Poi, quando si vince si sta sempre bene.
Qual è l´avversario che l´ha fatta soffrire di più in queste 20 partite? L´Altovicentino e il Padova. C´è poco da fare, quelle là davanti sono di un altro livello. Il suo idolo o modello chi è? Non seguo tanto il calcio. Da piccolino tifavo per la Juve, ma non ho un giocatore preferito. (Poi ci ripensa). Uno sì, Lele Benetti (ex difensore dell´Arzichiampo, oggi al Chiampo, ndr)! Mi ha insegnato tanto.

Ore 21.00 – (Il Piccolo) Il derby col Kras, la crescita della squadra, la lotta salvezza e la voglia del gruppo di fare un’impresa: la pausa di campionato è l’occasione per fare il punto della situazione a 360 gradi con il tecnico alabardato Giuseppe Ferazzoli. Che idea si è fatto sulla questione della sede del derby? Io credo che la soluzione più giusta sarebbe stata quella di Monrupino: se il Kras ha uno stadio a cui è stato dato l’ok a inizio anno, ogni squadra dovrebbe giocare sul suo campo. Ma se per la prevista massiccia affluenza di tifosi alabardati e per problemi logistici, non ci sono le garanzie necessarie all’ordine pubblico, il campo neutro è la soluzione migliore. Per noi ovvio che sarebbe stato meglio il Rocco, ma capisco le rimostranze dei dirigenti del Kras che non si sentirebbero a casa loro. In cosa è cresciuta di più la Triestina negli ultimi tempi? È nato qualcosa all’interno del gruppo, è cresciuta fra i ragazzi la voglia di fare un’impresa. Perché è chiaro che con la partenza in salita, la squadra costruita in corso d’opera e le difficoltà che sappiamo, salvarci rimane un’impresa. Che i ragazzi sono determinati a compiere, anche attraverso gli spareggi. Ora la squadra è cosciente che molte squadre davanti non sono superiori, anche se la classifica non dice questo. Inoltre avverto la sensazione che la gente ci sta più vicino, nonostante tutte le peripezie: questo è fondamentale per dare fiducia ai ragazzi. E le ultime prove dicono che molto dipende dalla convinzione e dalla consapevolezza dei propri mezzi. Ma alla salvezza diretta ci credete ancora? È chiaro che ognuno di noi ci spera, ma parlare di questo adesso sarebbe un macigno ulteriore sulla testa dei ragazzi. Facciamo una cosa per volta, l’obiettivo è ogni volta di andare a prendere quella che sta davanti di noi, poi alla fine faremo di conti. Inutile guardare i risultati degli altri, se prima non facciamo il nostro dovere. Sul piano tecnico-tattico cosa manca ancora? Io credo che il reparto avanzato, supportato da tutta la squadra, stia facendo bene, mentre nella fase difensiva, e non parlo di singoli quanto di reparto, dobbiamo lavorare meglio ed essere più cattivi. Per il derby spero fortemente nel recupero di Fiore, per noi è un giocatore fondamentale. Quale sarebbe il compagno ideale in attacco per Rocco? Io credo che Milicevic, pur non essendo una prima punta, si sposi bene con Rocco: quest’ultimo è più devastante, mentre al croato piace venire fuori dall’area e partire da dietro. Ma i due, assieme a Manzo e anche a Proia, sugli spazi stretti fanno cose interessanti. Sono soddisfatto dei miei attaccanti, ma quando dico che manca un ariete, è perché intanto porterebbe concorrenza in attacco e nessuno sarebbe sicuro del posto. E poi sarebbe necessario nei momenti in cui non sblocchi la partita avere uno con caratteristiche diverse da quelle che già abbiamo. Il punto di forza della squadra? Avere varie soluzioni a disposizione, sono contento della elasticità e della disponibilità di tutti a cambiare ruolo. E anche di quelli che entrano in corsa, da Aquilani, a Gusella, a Diop, solo per citarne alcuni. Quando parlavo di gruppo che non c’era, è anche perchè quando uno entrava nel finale si sentiva penalizzato, ora invece entra con decisione ed è anche decisivo.

Ore 20.40 – (Il Piccolo) Mentre si aspetta per oggi un annuncio definitivo circa lo svolgimento del derby Kras-Triestina sul campo neutro di Fontanafredda, sulla questione è ritornato ieri per una puntializzazione anche il presidente alabardato Marco Pontrelli. «Innanzitutto devo sottolineare che il presidente del Kras Kocman mi ha contattato solo nella giornata di sabato, e non venerdì come aveva detto – afferma il massimo dirigente alabardato – In ogni caso mi ha ribadito che secondo lui il no della Federazione allo stadio Rocco è categorico, per cui non ha raccolto il mio appello per una richiesta comune alla Figc. Comunque mi vedrò con lui e sono a disposizione, mi comunicherà qualche alternativa anche se in questa telenovela non sono io che decido dove si gioca e mi adeguerò alle soluzioni prese dagli enti a cui spettano le decisioni. Però analizzando le eventuali alternative e qualsiasi sarà la decisione, l’unico aspetto importante che mi starà a cuore e farò valere è la tutela dei tifosi alabardati». Oggi, appunto, si terrà l’incontro tra i due anche se pare che il tentativo di sondaggio da parte del presidente del Kras Kocman per uno spostamento della partita al lunedì pomeriggio a Monrupino, in modo da scavalcare l’ostacolo dei problemi di ordine pubblico per un numero troppo elevato di spettatori che arriverebbero invece la domenica, non abbia trovato sponda in casa alabardata. Ma ormai la strada sembra segnata. E porta verso Fontanafredda.

Ore 20.20 – (Il Piccolo) Al 99% Kras-Triestina si giocherà a Fontanafredda. Questo il campo neutro individuato dalla società carsolina per il derby in programma domenica 8 febbraio alle 14.30. Un terreno di gioco lontano circa 120 km dalla provincia triestina. L’ufficialità della location pordenonese per l’incontro arriverà nella giornata di oggi dopo l’incontro in programma questa mattina tra il presidente del Kras, Goran Kocman, e la massima carica alabardata, Marco Pontrelli. Esclusa la possibilità di giocare a Monrupino e al Rocco, nelle ultime ore la società del Carso ha ricevuto il nulla osta da parte della società di Fontanafredda per poter giocare il derby allo Stadio comunale “Omero Tognon”. Un impianto che solitamente ospita proprio la squadra rossonera del Fontanafredda che domenica prossima sarà impegnata in trasferta a Belluno. Di base si tratta di un campo fortunato per il Kras: l’anno scorso infatti la formazione capitanata da Radenko Knezevic espugnò il campo pordenonese. Oggi, dunque, si avrà la conferma della location. Domani, termine ultimo per la comunicazione alla Federazione, dovrebbero partire tutte le procedure per l’organizzazione della vendita dei ticket e di come questi verranno riservati alle due tifoserie. «Alla fine pare che sarà proprio Fontanafredda ad ospitare questo incontro», racconta il dirigente del Kras Tullio Simeoni. La situazione, paradossale, nel dover giocare così lontano è presta ribadita dal rappresentante biancorosso: «Monrupino non andava bene perché per la Questura non era una sede sicura, il Rocco non andava bene alla Federazione perché da regolamento non si può avvantaggiare una squadra nel giocare in casa quando, invece, deve giocare secondo calendario, fuori casa. All’estero non si può andare a giocare (il vicino stadio di Capodistria o quello di Nova Gorica avrebbero potuto essere presi seriamente in considerazione se il regolamento non lo vietasse, ndr). Eccoci quindi a Fontanafredda, con tutti i disagi, che per tutti, ne conseguono». In primis per i tifosi di entrambe le due squadre che dovranno sobbarcarsi 240 km per assistere all’incontro. Ma anche per le società, soprattutto per il Kras, essendo il sodalizio organizzatore dell’evento. Intanto sabato i carsolini hanno giocato un’amichevole a San Dorligo contro l’Ancarano (serie B slovena). La partita è finita 2-1 per i biancorossi con reti di Gulic e Knezevic. Da registrare i 70 minuti del difensore centrale Cvijanovic che dopo il lungo infortunio potrebbe essere pronto per il derby.

Ore 19.50 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Stoppare la squadra pordenonese di serie D più in forma del momento e vedere l’effetto che fa. Questo potrà fare il Fontanafredda domenica prossima. Quando tornerà in campo a Belluno con una verifica d’alta quota. C’è da tener conto del conteggio generale, fra partite in casa e fuori, che già vede i rossoneri in leggera supremazia lontano dal loro stadio: sedici punti (cinque vittorie e un pareggio, con quattro sconfitte) contro quattordici (quattro successi e altrettante fermate, con due impattate). RUOLINO PRIMA – È una velocità da battistrada quella dei fontanafreddesi nella parte più recente di stagione. Riavvolgendo il nastro e risalendo il calendario, i rossoneri arrivano dalla vincite con Giorgione e Mezzocorona, la stoppata casalinga con l’Arzignanochiampo, quindi il trittico da nove punti contro Mori S. Stefano, Triestina e Tamai. L’ultimo pareggio risale ai primi di dicembre, in casa con il Montebelluna, con cui partì la lunga serie virtuosa. PROGRAMMA DOPO – Febbraio, con tre partite, si presenta al Fontanafredda come il mese dei grandi test. Nell’ordine, Belluno, Clodiense in casa e trasferta patavina contro i Biancoscudati, sono gli irti colli che l’attendono. Potrebbe uscirne un ridimensionamento. Certo che, se dei nove disponibili, arrivassero almeno quattro punti con questa caratura di avversari, la prima stagione interregionale fontanafreddese si potrà ritenere al sicuro. Marzo sarà denso di impegni, con le sue cinque domeniche che presenteranno – tra le altre – il derby regionale con il Kras e quello, molto più sentito, a Sacile. Legnago, Dro e Union Ripa, comunque, saranno più alla portata per ipotecare la categoria. VECCHIATO CONFERMATO – I recenti risultati del Belluno non hanno tenuto testa alla coppia che lo precede in classifica. La società gialloblù, comunque, ha inteso già rendere pubblico che Roberto Vecchiato sarà l’allenatore bellunese anche la prossima stagione. Una mossa strategica, che fa seguito ai due punti negli ultimi tre confronti. Sono sette quelli di svantaggio dall’Alto Vicentino e nove dai Biancoscudati.

Ore 19.30 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Cosa attende il Tamai, appena sorpassato dal Fontanafredda in classifica? La prima in classifica, niente di meno. In casa dei biancoscudati la squadra di De Agostini proverà a curarsi il «mal di pareggite». Quei sintomi esternati nelle ultime tre gare, che hanno consuntivato un raccolto di un singolo punto rispettivamente con Clodiense, Belluno e Giorgione. Opposto allo schieramento di Carmine Parlato, il Tamai tenterà il colpaccio esterno. La società, a cui ci si può rivolgere per i posti ancora liberi, ha organizzato un pullman per i tifosi al seguito. Mister De Agostini, soffrite di pareggite acuta? «Non sarebbe male continuare anche domenica prossima. Ci vantiamo di avere la miglior difesa del campionato. Mettiamoci nelle condizioni di fare le cose migliori. Nel 2015 non abbiamo mai perso, la squadra è solida, forse non sarà la più bella. Se penso, però, che abbiamo giocato contro avversarie di rango, sono soddisfatto. Chiaro che si punta sempre al massimo, ma abbiamo pareggiato con squadre forti. Solo nell’ultima gara abbiamo creato poco, nelle altre è mancato davvero solamente il gol. I ragazzi hanno capito che per raccogliere punti devono fare un certo tipo di calcio, creando ripartenze più che dettare il ritmo di gioco». La capolista rappresenterà una buona cura stimolante? «Indubbiamente, andiamo con grande rispetto da loro. Siamo in una bella situazione di classifica e proviamo ad andare a divertirci, giocando allo stadio Euganeo che chissà quando mai ci ricapiterà». Niente la impensierisce dell’ultimo periodo? «Sono sereno e parto dal presupposto che voglio la squadra con una sua identità. Adesso l’identità c’è. Non mi preoccupo, perché ho una coppia in avanti da 17 gol fatti, il centrocampo è solido e la difesa è la migliore». Per domenica prossima se lo concede un pronostico o un sogno? «Pronostico no, il sogno è quello di andare là a vincere. Ma non vivo di sogni. Non sono qua per la tappa, ma per il Giro d’Italia. Voglio arrivare bene alla fine, obiettivo 40 punti. Questo campionato insegna che, quando ti rilassi, pigli le bastonate. Voglio che a maggio qualcuno mi dica “hai fatto bene”. Voglio essere la squadra brava “alla fine”, non “del momento”. Come diceva un mio vecchio allenatore, il conto dopo il caffè».

Ore 19.10 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Pausa per il torneo di Viareggio, al quale partecipa la rappresentativa della Lega Pro. Pausa di riflessione anche per l’ideatore e conduttore di Zirolandia. Momento forse ideale, dopo il successo di Seren del Grappa (2-1 con l’Union Ripa) e a sette giorni dal match con l’Altovicentino. RAMMARICO – Sacilese quarta a quota 36 (10 vittorie, 6 pareggi, 4 sconfitte). Davanti ai biancorossi il Belluno (38), l’Altovicentino (45) e il Padova capolista (47). Soddisfatti? «Sì – concorda Mauro Zironelli – però ci mancano quei 4 o 5 punti che abbiamo perso per strada e che ci permetterebbero di essere già sul podio (obiettivo stabilito a inizio stagione, ndr) e di rendere molto più interessante la sfida con i vicentini». Punti persi dove e quando? «Soprattuto negli ultimi tempi – spiega Ziro -, un po’ per gli infortuni, un po’ per le distrazioni del calcio mercato invernale. Non abbiamo mai avuto una rosa numericamente al livello delle due battistrada. In più abbiamo perso per strada due giocatori importanti come Grazzolo e Grion. Ultimamente si è fermato anche Piscopo che Fiorin aveva preso proprio per sopperire almeno in parte alle assenze. Tre infortuni ai crociati non capitano spesso. Questo mi ha impedito di lasciar riposare qualcuno di quei sette o otto giocatori che stanno tirando la carretta da un anno e mezzo. Poi hanno influito le sirene, anche se sono rimasti tutti perchè qui si sta bene e perchè credono nel progetto. Però abbiamo perso intensità e buttato via punti con il Dro (1-1) e con il Kras (0-1) a Monrupino. Ci siamo ritrovati con la Triestina quando abbiamo giocato bene e subìto il pareggio (1-1) in recupero. All’uscita dal campo i nostri tifosi ci hanno applaudito a lungo. Segno che eravamo tornati a essere Zirolandia. La conferma il turno successivo a Seren del Grappa». FUTURO – Rosa ridotta, ambizioni ridotte? «La scorsa stagione – ricorda Zironelli – disputammo un girone di ritorno straordinario . Chiudemmo al terzo posto e nei playoff eliminammo il Marano (oggi Altovicentino, ndr). Quest’anno – mette le mani avanti il tecnico – sarà difficile ripeterci. Noi scendiamo in campo sempre per fare spettacolo con il nostro 3-4-3. Ovvio che, con gli uomini contati, risentiremo maggiormente di eventuali assenze per infortuni o squalifiche. Già giochiamo normalmente con 5 o 6 fuoriquota giovani. È possibile che l’età media della squadra scenda ancora. Se non riusciremo a salire sul podio – strizza l’occhio Zironelli – la nostra soddisfazione sarà aver lanciato in prima squadra i giovani del vivaio».

Ore 18.40 – (Gazzettino, edizione di Belluno) «E questa sera un po’ di gente a cena. Dopo quattro anni un compleanno a casa. Auguri Alberto Tibolla». Mamma Cristina affida alla pagina Facebook le sue emozioni. Il suo bambino – si finirà mai di chiamarlo così ? – ha tagliato il traguardo dei 19 anni. Gli ultimi compleanni Alberto, il promettente centrocampista bellunese già nazionale Under 18, li ha festeggiati a Verona, sponda Chievo, o a Roma, sponda giallorossa. «L’estate scorsa – racconta Alberto, ora in serie D, nell’Union Ripa Fenadora – avevo avuto alcuni contatti con formazioni di Lega Pro. Poi purtroppo con il Chievo non ci si è messi d’accordo perché la mia società di appartenenza non voleva corrispondere i premi di valorizzazione. Così sono finito all’Union Ripa Fenadora, in prestito secco. Ciò significa che a fine stagione tornerò al Chievo, confidando in un contratto o in un qualche posto in Lega Pro». L’impatto con la serie D non è stato facilissimo. «Non è stato facile calarsi nella nuova realtà. Il calcio che praticavo prima era molto diverso. La prima impressione che ho avuto appena sceso in campo in serie D è stata quella della confusione. Più che altro si gioca sull’agonismo, ci sono pochi tempi per riflettere e ragionare. Insomma, è un calcio diverso da quello al quale ero stato abituato. Ora spero di finire al meglio la stagione così tornando al Chievo potrò giocare al meglio le mie carte». Cosa pensi del torneo che stanno disputando Belluno e Union Ripa Fenadora? «È un torneo, questo di serie D – racconta il giovane sedicense figlio d’arte (il papà Gianfranco ha giocato in serie C) – che ho sempre seguito anche quando mi trovavo a Roma o a Verona. E ho sempre tifato per entrambe. Così ora non posso che essere contento del bel campionato cha stanno facendo entrambe le bellunesi». Hai conosciuto, nelle tue esperienze con le Giovanili, le migliori promesse d’Italia. Cosa pernsi dei giovani bellunesi che stanno emergendo? «Con noi, all’Union, gioca Dassiè che è veramente forte. È un 1995 che può avere davanti ancora importanti opportunità. Ma conosco bene anche i giovani del Belluno, da Pellicanò, a Solagna, a Paganin e Pescosta. Tutti giocatori molto bravi. Pescosta, in particolare, fa sempre bene, vedo: è un ’96 e può crescere ancora molto…». La scuola? «Per poter continuare ad allenarmi regolarmente mi ero iscritto a una scuola privata, a Verona. Diciamo che ormai studio da casa. Lo scorso anno ho dato gli esami del quarto anno, ora mi preparo al quinto». I momenti più belli della tua carriera? «L’esperienza con la nazionale agli Europei e ai Mondiali è stata naturalmente indimenticabile. Tanti momenti belli li ho trascorsi anche al Chievo. Ma il top della soddisfazione l’ho avuto, credo, quando è arrivata la chiamata della Roma. Dopo due giorni che mi trovavo nella capitale, mi sentivo già come a casa mia. Ho trovato proprio un bellissimo ambiente. Qualche volta ho avuto modo di allenarmi anche con la prima squadra. Tutta gente bravissima, nessuno sbruffone. Tutti propensi ad aiutarti. Indimenticabile davvero».

Ore 18.20 – (Gazzettino, edizione di Belluno) Passato il Viareggio si torna in campo. Prima però, in settimana, la squadra saprà se domenica sarà sola o ci saranno anche i tifosi. Tutto dipenderà dalla decisione della disciplinare in merito al ricorso presentato dal Belluno in seguito alla squalifica del campo dopo i fatti di Belluno-Tamai. Chi invece di sicuro non ci sarà domenica è Ruben D’Incà: la seconda visita a cui si è sottoposto il ragazzo dopo il ko di domenica scorsa infatti ha sancito la tanto temuta rottura del crociato. Che molto probabilmente significa stagione finita e più spazio a Radrezza e Paoletti.

Ore 18.10 – (Gazzettino, edizione di Belluno) La serie D è ormeggiata al Torneo di Viareggio, sul comodino c’è un contratto con il Belluno fresco di rinnovo per la stagione 2015/2016 e la truppa è a riposo da tre giorni. «Esatto, tre giorni liberi – conferma il mister gialloblù Roberto Vecchiato – d’altronde stiamo facendo così bene… (ride, ndr)». Mister, è o non è il momento più delicato da quando è qui? «Me lo sono chiesto anche io e la risposta che mi sono dato è “sì”. Sì, ma siamo terzi. Sono arrivato, mi hanno detto “salvati” e siamo arrivati quarti; in estate abbiamo cambiato molto, ci siamo detti “salviamoci tranquillamente” e ora siamo terzi dietro a Padova e Altovicentino. Insomma, credo ci siano squadre più infastidite di noi». Però i pochi punti fatti nel 2015 sono pochini? «Sì, e quelli persi con Mezzocorona, Union Pro e Mori mi danno molto fastidio. Mi dà molto fastidio perdere avendo sbagliato 12 palle gol o avendo regalato 3 rigori». Qual è la sua analisi? «Stiamo raccogliendo poco, vero, e non è un momento eccezionale. A Montebelluna però abbiamo fatto molto bene, con il Mori per un’ora non c’è stata partita e a Conegliano non meritavamo di perdere, visto pure che il gol di Merli Sala era regolare. A Mezzocorona male, lo ripeto, abbiamo regalato due rigori e un gol. Avremmo però potuto vincerla giocando male: perché gli altri ci riescono e noi no?». Questione di testa dunque? «Di sicuro non fisica, vista la rimonta di Tamai. Bisogna continuare a trovare stimoli, non si può essere stanchi di essere felici, no?! Ricevere elogi deve far star bene, non sentirsi belli e fine. Ognuno deve trovare dentro di sé l’orgoglio, un po’ di sano protagonismo o piccoli obiettivi personali. Dal punto di vista tecnico invece vorrei che si spingesse di più sul nostro gioco, sia con sia senza palla». I numeri che fanno suonare l’allarme sono quelli di una difesa non più a tenuta stagna. «La difesa ha subìto molto, ma con il Mori abbiamo sbagliato davvero 12 palle gol, potevamo vincere 6 a 2. Certo è che se in venti giorni regali tre rigori e tre espulsioni… Leggero appagamento, questione psicofisica, meno attenzione. Ricordate pure però che ora le partite si sono fatte molto più difficili. La disperazione sportiva fa molto e anche chi ci è davanti se ne è accorto. Detto questo, e detto che bisogna ricominciare a correre, il fatto di essere ancora terzi deve farci capire che questo è un momento bello da vivere, ci deve essere gioia ed entusiasmo». In momenti così un leader come Merli Sala quanto conta? «Ivan ha un’altissima cultura del lavoro. Si allena sempre al massimo e il suo esempio spesso serve molto di più di qualsiasi parola. Ha la mentalità di chi ha vissuto il calcio ad alta intensità e in più crea gruppo, divertimento, empatia. Ma questa è squadra piena di esempi positivi, quotidiani, e che lavora bene. Insomma, sono convinto che le critiche ci stiano tutte, ma ora vi faccio io una domanda: pensavate che non ci sarebbe mai stato in due anni un momento difficile? Io sono innamorato dei miei giocatori, ma non siamo il Real Madrid».

Ore 17.40 – (Giornale di Vicenza) Mercoledì l´amichevole contro il Levico, ieri, venerdì e giovedì tanta corsa e sudore. Diego Zanin, tecnico dell´Altovicentino, si lascia andare ad un timido sorriso. «Abbiamo lavorato un po´ di più ed in tal senso la sosta è arrivata a puntino. Noi abbiamo cominciato assieme subito con il Padova ed avevo bisogno di vederli bene sotto il profilo fisico». Premessa non casuale, i successi delle ultime settimane hanno infatti un po´ nascosto qualche magagna di rendimento. «Sa, anche con il Kras ho avuto l´impressione che qualcuno non stesse al meglio, anzi sia un po´ indietro per essere a gennaio. I test, gli allenamenti intensi, anche con la palla, mi hanno dato risposte anche da un punto di vista visivo. Il fatto è che dobbiamo essere pronti a mettere benzina in vista del rush finale». Squadra con ampi margini di crescita, a detta di tutti, ed in un girone dove ogni domenica cela un´insidia è fondamentale crescere in fretta. «Ho avuto buone risposte da tutti – continua Zanin – poi lo so anch´io che si tratta di un gruppo nuovo, che un mese fa ha cambiato un intero reparto e che l´affiatamento non si improvvisa. Dobbiamo però avere sempre chiari traguardi e presente». Ed il presente si chiama Sacilese: «Ci penseremo meglio da martedì, ora era fondamentale verificare la situazione fisico-atletica. Poi i nostri avversari non li scopro certo io, è una squadra forte, che gioca assieme da anni, ed è ben allenata. Ci vorrà il miglior Altovicentino». Ed allora, corri ragazzo. «Già, dobbiamo dare qualcosa in più anche sotto quest´aspetto, saranno tre mesi importanti ed intensi». I derby, come gli esami, non finiscono mai.

Ore 17.20 – (Giornale di Vicenza) «Il mondo dopo il 2008 è cambiato. Oggi non ci si può fermare all´Italia». La foto ufficiale con la squadra, poi via a Milano, dove lo aspetta l´ennesimo aereo. Francia, Germania, Est Europa: Rino Dalle Rive va dove lo portano gli affari. Imprenditore, prima di tutto? Anche nel calcio. È la mia passione, non il mio giocattolo, e la scelta di rilanciare il settore giovanile è stato il primo passo. Quando sono arrivato a Marano i risultati non erano esaltanti e così, per alzare il livello, ho puntato ad uno staff tecnico di qualità. Questo consente di creare giocatori in casa e di migliorare i costi di gestione. Il nostro vivaio è di prim´ordine, ricordo Pettinà, un ragazzone che gioca terzino sinistro e che abbiamo ceduto all´Inter. Ne sentirà parlare. Dalla Berretti alla prima squadra, passando per il Vicenza. E pronto? Tutti sanno che a me piace vincere e sono orgoglioso dei 4 campionati vinti sul campo. La sconfitta contro il Kras Repen brucia ancora, non facciamo un campionato qualsiasi, ce la stiamo giocando con il Padova per la Lega Pro. Stavolta niente premio partita? Sappiamo che li ha elargiti anche dopo passi falsi. Stiamo parlando di ragazzi, con loro ci vuole poco bastone e tanta carota. Ho preferito un confronto serrato, spiegando che ci è mancata l´umiltà. Cosa la ferisce di un suo giocatore? La mancanza di riconoscenza. Ci sono calciatori che abbiamo trattato come figli ma non si fanno mai sentire, neppure per gli auguri di Natale. Questo mi amareggia, ma forse il calcio è anche questo. Enrico Cunico? Ha fatto cose importanti, penso di aver un buon rapporto. Può succedere di lasciarsi. Il giocatore che porterebbe a Valdagno? Il sogno? Uno Zubin giovane. E anche un Cunico giovane. C´è una specie di formula che gira nei discorsi di molti tifosi: “Tanto paga Dalle Rive”. Sorride, prende fiato e, con arguzia risponde: “A no so mia un cojon”. Abbiamo creato una struttura professionistica, messo a disposizione del tecnico Zanin, che ne è rimasto colpito, macchinari di prim´ordine, chi lavora per noi viene pagato puntualmente – e chi bazzica queste categorie e questo mondo sa cosa significa – però il progetto Altovicentino ha bisogno di altri imprenditori. Una società che vive su un unico nome è destinata a scomparire. La mia ambizione è lasciare qualcosa di importante nel territorio. Mi fa piacere che molti mi fermino e mi ringrazino per aver ridato un futuro calcistico a Valdagno, ma da solo non posso farcela. Le prime somme le tirerò alla fine della stagione. Ma davvero il Vicenza è un sogno passato? Secondo me, gli attuali proprietari non vogliono vendere. Per rilevare la società e fare bene ci vogliono almeno dieci persone con capacità economiche importanti. Chiudiamo con il mister, Diego Zanin. È arrivato pochi giorni prima della gara col Padova. Ha collezionato 3 vittorie, con qualche ombra, però ci ha messo professionalità ed entusiasmo. Anche lui deve modificare qualcosa, ma sono soddisfatto. Sotto il profilo umano spiace per come si è messo il dicembre scorso, ma è calcio».

Ore 16.50 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Nonostante il gelo hanno sudato freddo, scaldandosi al 90’ per una vittoria tanto sofferta quanto pesante. I tifosi esultano per un Venezia che sta risalendo, anche se «la squadra non ha convinto fino in fondo e l’impressione – spiega Andrea Vianello (Curva Sud) – è che i punti stiano arrivando più per le prodezze individuali, vedi Varano col Pordenone e Bellazzini col Mantova, che non per una solidità collettiva. La fortuna però è importante, l’importante è che i risultati riescano a risvegliare un po’ il pubblico. Venerdì sera c’erano il freddo e la diretta televisiva, sabato contro il Como alle quattro di pomeriggio non ci saranno scuse per nessuno». Gli ultrà della Curva Sud ribadiscono di voler incontrare in questi giorni il presidente Yury Korablin, dal quale tutti si aspettano novità e chiarezza. «I playoff piacerebbero a tutti, però non avrebbe senso disputarli e magari vincerli, perché nel calcio non si può mai dire, senza avere delle solide basi societarie – sottolinea Luciano Romor – Andare in serie B senza fondamenta, senza stadio, senza pubblico, è quantomeno prematuro. Se Korablin si è stancato lo dica e magari qualcuno potrà acquistare una società di Lega Pro che non costa uno sproposito. Per il resto Michele Serena sta facendo anche troppo data la situazione, ma non c’erano dubbi che avrebbe fatto bene». Preferisce mantenere i piedi per terra anche Severino Silvestrin (Ultrasessantenni). «Prima di tutto cerchiamo di allontanarci il più possibile dai playout, perché se da un lato i numeri consentono di sperare ancora nei playoff, dall’altro c’è la squadra che con il passaggio al 3-5-2 sembra aver perso qualcosa in termini di solidità e manovra. Col Mantova ci è andata davvero di lusso, a parti invertite staremmo parlando di una sconfitta incredibile, però la vittoria per quanto generosa ce la teniamo stretta. A mio avviso Legati funzionerebbe meglio di Peccarisi come centrale nella difesa a tre, mentre Raimondi deve tornare titolare. Ed Esposito? Ci crediamo ancora oppure no?» In chiusura Franco Scappin (Nuovi Leoni). «Tre punti col Como darebbero un grande impulso al campionato e forse alle ambizioni. Certo che con il Mantova abbiamo tremato, strappando comunque tre punti d’oro pur senza convincere. Il nodo cruciale di tutto rimane Korablin, perché la squadra sul campo e i tifosi della curva la loro parte la stanno facendo».

Ore 16.40 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Dopo la punizione di Lumezzane e il rigore di Pavia, gare che avrebbero potuto fruttare almeno 4 punti e concluse invece con due ko, Tommaso Bellazzini ne era convinto: «I miei gol non saranno sempre inutili». Qualche settimana più tardi il fantasista pisano è stato di parola, da ultimo con la pennellata mancina che ha trafitto il Mantova e grazie alla quale è diventato il capocannoniere del Venezia a quota 8 reti (10 aggiungendo la doppietta in Tim Cup al Taranto) staccando Magnaghi (7) e Raimondi (5). «I miei compagni ironizzano dicendomi che posso segnare anche su azione – scherza il 27enne uscito dal vivaio della Fiorentina – visto che finora in campionato ho trovato il bersaglio solo tutti su calci piazzati, con sei rigore e due punizioni. Sono felice quando faccio gol, il come in fondo è un dettaglio». Dopo l’1-1 dagli undici metri in casa di Renate e Sudtirol, con il mezzo il 2-0 sempre dal dischetto al Pordenone, quello rifilato al Mantova è la prodezza più pesante. «Sì, in effetti il gol di venerdì è una bella “mattonata” anche perché affrontavamo la squadra probabilmente più in forma del momento. Il Mantova ci ha “graziato”? I nostri avversari hanno avuto qualche occasione in cui sono andati vicini al gol, però c’è stata la nostra complicità con qualche errore individuale. Dal campo la sensazione è che fossimo noi ad avere in mano il gioco, un po’ il contrario di quanto successo a Bolzano col Sudtirol». «In 22 giornate sono sempre partito titolare e solo tre volte sono stato sostituito – prosegue Bellazzini – per me che venivo da un brutto infortunio a Lecce questa continuità è importantissima. Credo che ciascuno di noi stia compiendo dei costanti passi in avanti». Tali da legittimare il sogno playoff? «I ragionamenti a lungo termine sono pericolosi, oggi siamo contenti, ma se sabato non dovessimo battere il Como tutto sembrerebbe di nuovo impossibile. Noi preferiamo guardare partita per partita, anche perché così facendo i frutti stanno arrivando. Di sicuro col Como cercheremo di sfruttare al massimo il doppio turno al Penzo».

Ore 16.30 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Un Venezia in palla e imbattuto nel girone di ritorno si gode il suo miglior momento stagionale, nell’attesa che alle buone notizie provenienti dal campo si aggiungano finalmente quelle societarie. In questi giorni la parola passerà al presidente Yury Korablin, il cui ritorno in città (dopo sei mesi di un distacco pressoché totale dal club di cui è l’unico proprietario) era confermato per la tarda serata di ieri. Già quest’oggi, quindi, il patron moscovita inizierà con ogni probabilità a fare il punto sulle difficoltà presenti e future del Venezia col dg Dante Scibilia, non invece col ds Ivone De Franceschi impegnato a Milano per il calciomercato che chiuderà i battenti alle 23. Le cessioni di Zima, Marino, Ghosheh, Franchini, Panzeri, Alba e Siega (quest’ultimo dalla Clodiense), compensate dagli innesti di Guerra, Peccarisi, Capogrosso e dal lancio in prima squadra del 17enne Dell’Andrea, hanno consentito di esaudire la richiesta di Korablin di dare una sforbiciata al monte stipendi, senza rinunciare a nessuno dei big («Raimondi e Magnaghi non sono più sul mercato» ha ribadito anche nelle ultime ore il ds). Oggi De Franceschi a Milano aspetta solo la firma sul prestito dal Cagliari del centrocampista Daniele Giorico (’92), pronto a preferire la Lega Pro di Venezia alla serie B di Varese, dato che in laguna, dove ha giocato lo scorso anno, potrebbe trovare più spazio dopo l’infortunio. Un innesto che, oltre a preludere alla cessione di capitan Esposito, tiene anche conto dell’incertezza sul pieno recupero di un Espinal comunque in fase di “carico” dopo il lungo stop. Il rientro di Giuliatto, invece, sembra escludere l’arrivo di un esterno sinistro per il nuovo 3-5-2 di Michele Serena. Sul fronte squadra rispetto al programma iniziale, che prevedeva una seduta defatigante sabato mattina (effettuata al Penzo venerdì sera dopo l’1-0 al Mantova che ha mantenuto il -8 dai playoff ed è salito da +6 a +9 dai playout), mister Serena ha concesso ai suoi due giorni di riposo: questo pomeriggio ripresa al Taliercio verso il Como che sabato (ore 16) sarà di scena al Penzo. Varano si è aggiunto a Bellazzini, Legati e Scialpi (oltre all’infortunato Carcuro) nella lista dei diffidati.

Ore 16.10 – (La Nuova Venezia) La notizia dell’ultima ora è il trasferimento temporaneo (prestito) dell’attaccante Nicholas Siega (classe 1996) dal Venezia alla Clodiense. Siega, che in Lega Pro ha esordito la scorsa stagione prima di riportare un grave infortunio al ginocchio, quest’anno è sempe stato nel giro della prima squadra, ottenendo una manciata di gettoni di presenza sostituendo qualche compagno nel finale. Intanto oggi si chiude la sessione invernale del calcio mercato e tutti i riflettori saranno accesi sull’Ata Hotel di Milano, dove ci sarà anche il direttore sportivo De Franceschi. Dovrebbe essere anche il giorno del ritorno di Yuri Korablin in città. Condizionale per precauzione, visti i continui slittamenti dei mesi scorsi, ma questa volta il patron russo del Fbc Unione Venezia non dovrebbe rinviare, anzi era atteso ieri a Tessera con il volo di mezzanotte. Solo con la sua presenza si potrà capire realmente il futuro della società, affidata da luglio al direttore generale Dante Scibilia, che poco però ha potuto se non far quadrare i conti, a fronte di iniziative rimaste nel bozzolo per mancanza di fondi. Settimana importante perché, coincidenza non da poco, dovrebbe essere annunciare anche il nome del main sponsor che comparirà sulle maglie dal prossimo incontro casalingo con il Como, che andrà ad affiancare il Top Sponsor Hit Gorica. De Franceschi è a Milano accompagnato dal segretario Davide Brendolin. Il mercato chiuderà alle ore 23 («Ma spero di essere già a casa a quell’ora», ha spiegato il diesse), Venezia che non dovrebbe subire variazioni sensibili (Guerra, Peccarisi e Capogrosso in entrata, Zima, Marino, Panzeri, Ghosheh, Franchini e Alba in uscita i movimenti già effettuati). Oggi è atteso l’annuncio del ritorno in laguna del centrocampista Daniele Giorico dal Cagliari, qualora dovesse partire Gennaro Esposito, seduto in panchina sia con il Pordenone che con il Mantova, potrebbe arrivare anche l’esterno difensivo a sinistra per completare una rosa che ha recuperato Giuliatto e che da metà febbraio dovrebbe riavere anche Espinal.

Ore 16.00 – (La Nuova Venezia) Il “Sinistro del Bela” colpisce ancora. Gol pesanti, pesantissimi per Tommaso Bellazzini e per il Venezia. Da venerdì sera il ventisettenne pisano è il capocannoniere solitario del Venezia con 8 reti, una in più dell’ariete Magnaghi, che si è fermato all’eurogol di Busto Arsizio, gol che diventano dieci nella stagione con la doppietta rifilata nel primo turno di Coppa Italia di Lega Pro al Taranto. Bellazzini non smette più, dal rigore realizzato in quel pomeriggio di fine dicembre con la Pro Patria sembra aver trovato linfa vitale. Una parentesi con l’Alessandria, contagiato dal naufragio collettivo, poi con la partenza del girone di ritorno una escalation impressionante: rigore a Meda con il Renate, rigore con il Pordenone, rigore a Bolzano con l’Alto Adige, punizione con il Mantova. Fare i calcoli è semplicissimo: Venezia imbattuto nel girone di ritorno con 8 punti, frutto di due vittorie e due pareggi, alla resa dei conti però cinque portano la firma di Tommaso Bellazzini. Ampio sorriso in sala stampa, i riflettori del Penzo si accendono sulla sua impresa balistica: in apertura di ripresa “Bela” aveva fatto le prove generali, dando ai tifosi l’impressione di aver gonfiato la rete, poco prima della mezzora ha calibrato il sinistro rendendo vano il tuffo di Festa. «Sì, è vero, è un gol importante perché ci consente di proseguire sulla strada intrapresa da qualche settimana, allunghiamo la serie positiva. Stiamo attraversando un buon periodo, sia a livello di prestazioni che di risultati. Non era semplice avere la meglio del Mantova, che è arrivato al Penzo reduce da una serie di ottimi risultati». Bellazzini è una sorta di jolly che Serena può sistemare in ogni zolla del “green” dalla metà campo in su: esterno di centrocampo nel 4-4-2, mezzala o centrale nel 3-5-2, l’ex cittadellese sta adeguarsi sempre alle esigenze di squadra, come quando Dal Canto lo piazzava da trequartista alle spalle delle due punte. «Contento per il gol, ma non per il risultato» borbottava Bellazzini dopo le reti rifilate a Lumezzane e Pavia. Da sei giornate il suo marchio sul risultato è pesantissimo, anche i centri con Pro Patria e Pordenone contano perché sono serviti a chiudere le partite dopo il vantaggio di Magnaghi e di Varano. Piede d’oro: sei rigori e due calci di punizione. Potevano essere 9 i gol, se Greco non avesse voluto tirare (e sbagliare) il penalty a Cremona. Sistemata la pratica Mantova, obiettivo puntato ora sul Como. «La prima è andata bene, concentriamoci sulla prossima. Queste due partite sono importanti per farci capire se possiamo rilanciarci in zona playoff». Tre punti sono già in cassaforte, grazie al “magico” sinistro di Bellazzini, che ci riproverà anche sabato.

Ore 15.30 – (Giornale di Vicenza) “Non fa male! Non fa male! Non fa male”! Qualcuno ricorderà Rocky Balboa che non si piegava sotto i colpi di Ivan Drago. Ma anche se il genere non interessa, si può comunque applaudire Lorenzo Laverone che non si piega sotto i colpi della malasorte. Ha un dito del piede rotto? Non importa, gioca. Ha una distorsione alla caviglia (destra, nel caso specifico)? Pazienza. La pioggia di Terni lava via tutto e i tre punti sono un antidolorifico potente. Certo, Laverone, che lei deve avere una soglia di sopportazione del dolore molto alta… «Beh, diciamo che per rinunciare a rendermi disponibile devo stare parecchio male». È solo una questione fisica o conta anche un certo tipo di predisposizione mentale? «Io per mentalità cerco di non tirarmi mai indietro. Diciamo che i fastidi e dolori leggeri non mi impediscono di mettermi a disposizione del tecnico». Però a suo tempo aveva un dito di un piede rotto. Fa parte della categoria “fastidi e dolori leggeri”? «Eh, me lo ricordo bene, due mesi è durata questa situazione… Ma poi, visto come sono andate le cose, ne è valsa la pena». Stavolta aveva una distorsione alla caviglia destra e la sua presenza era in forte dubbio. Com´è andata? «La distorsione era brutta, devo ringraziare lo staff medico, che per mettermi nelle condizioni di scendere in campo ha fatto un mezzo miracolo». E intanto sono arrivati tre punti… «Abbiamo conquistato una vittoria importantissima, contro un avversario di valore. Se giocheremo sempre con questa mentalità ci toglieremo delle soddisfazioni». Soddisfazioni che porteranno a… «Difficile dirlo. Quel che è certo è che non bisogna mai mollare, in serie B se la concentrazione scende vieni subito castigato. E poi la classifica è corta: con una serie di risultati negativi fai presto a ritrovarti nelle zone basse, mentre con qualche vittoria si risale». Quel che è piaciuto è che il Vicenza, a Terni, ha cercato costantemente di imporre il suo gioco. Stanno finalmente arrivando la maturità e la giusta mentalità? «In settimana facciamo un gran lavoro sotto questo punto di vista, il tecnico ci prepara ad affrontare le partite in un certo modo e noi seguiamo la sue indicazioni. Poi però bisogna dire un´altra cosa». E cioè? «Che per imporre il proprio gioco serve qualità. E noi stiamo dimostrando sul campo di averne». La squadra ha dimostrato di esserci anche dal punto di vista fisico. «È vero, stiamo bene e dobbiamo sfruttare al massimo questo momento. Corriamo tutti e cerchiamo sempre di aiutarci». Il Vicenza adesso è sesto in classifica. L´obiettivo rimane la salvezza? «Non dobbiamo distrarci, prima di tutto bisogna cercare di raggiungere quota 50. Poi, una volta arrivati lì, potremo anche pensare a divertirci». Senta, in settembre avrebbe mai pensato di trovarsi in una situazione del genere? «Sinceramente no, però devo dire che quello che abbiamo ce lo siamo guadagnato con il lavoro. La squadra ha trovato la sua quadratura e i punti che abbiamo sono meritati». Parliamo un po´ del suo ruolo. Come esterno alto ormai è una garanzia. Ma se le chiedessero di tornare in difesa? «Per me la cosa più importante è il Vicenza. Se dovesse servire per vincere giocherei anche in porta». Però sta bene in questo tridente… «È il primo anno che gioco in avanti: mi trovo a mio agio, però è chiaro che cerco di imparare e migliorare». Una caratteristica che andrebbe affinata? «Senza dubbio la capacità di essere incisivo in zona gol». Beh, almeno si rifà con gli assist… «Vero, anche questo conta. Cerchiamo di mettere i compagni nelle condizioni di andare a bersaglio, è importante avere il maggior numero possibile di soluzioni». Visto che si parla di esterni destri, in tribuna al Liberati c´era un grande ex, Ciccio Schenardi. «Da uno come lui c´è solo da imparare. Ha fatto grandi cose a Vicenza e spero anch´io di lasciare un segno in biancorosso». Ecco, a proposito: un bilancio della sua esperienza vicentina? «Sto benissimo in questa squadra e in questa città. Dal punto di vista umano mi trovo a mio agio e la tifoseria è fantastica. Mi piacerebbe rimanere qui a lungo e magari anche conquistare qualcosa di importante». E intanto sabato prossimo arriverà il Perugia. Che partita sarà? «Sicuramente impegnativa. Il Perugia viene da un periodo così e così e poi non è facile per nessuno giocare al Menti. Noi, comunque, dovremo dare il massimo ed essere molto concentrati: solo così potremo puntare a conquistare un risultato positivo».

Ore 15.20 – (Giornale di Vicenza) È l´ultimo giorno di mercato, stasera alle 23 si chiude, oggi o mai più per chi ha un colpo da sparare. E per il Vicenza sarà una specie di valzer delle punte fino al calar del sipario. Senza esclusione di colpi e anche di sorprese. Che il club biancorosso cerchi una punta esterna è ben chiaro e pure che Marino qualcosa si aspetti («Con grande attenzione agli equilibri» ha precisato). Ma per Riccardo Improta, il giocatore del Genoa in prestito al Bologna e individuato da tempo come l´obiettivo in cima alla lista, con il passare delle ore sembra sempre più difficile concludere. D´altra parte non dipende dal Vicenza, ma dalla disponibilità o meno del Bologna, che non pare incline a far tornare indietro Improta, come il Genoa vorrebbe.
Visto che ormai siamo alle ultimissime battute, il Vicenza deve tener pronta l´alternativa e proprio in queste ore sembra che la società di via Schio sarebbe orientata a puntare su Leonardo Spinazzola. E tuttavia non è che l´eventuale operazione sarebbe in discesa. L´attaccante esterno è della Juventus, ma in prestito dall´inizio della stagione all´Atalanta e quindi anche in questo caso si tratterebbe di raggiungere un´intesa con entrambe le società. Non agevole. In ogni caso per il Vicenza si annunciano 24 ore… sulle punte perché le ultime operazioni potrebbero riguardare non solo l´attaccante preannunciato per completare il reparto dopo aver perso per infortunio prima Maritato e poi Ragusa, ma anche qualcuno della rosa biancorossa. Piergiuseppe Maritato anzitutto. Il centravanti che sta completando il recupero dall´infortunio al crociato, pare sempre più sulla via di Como e nell´agenda di oggi c´è anche il suo probabile trasferimento in un club di Lega Pro, al pari di Oualid El Hasni sulla via del Foggia. Ultimo ma non ultimo, anzi, attenzione ad Andrea Cocco: gira dall´inizio del weekend una voce che preoccuperà i tifosi, visto che riguarda il bomber, salito a 8 centri con la doppietta segnta a Terni. Il Pescara, in cerca di una punta centrale, avrebbe compiuto più di un sondaggio, si sarebbe fatto avanti con il Vicenza. Disposto a valutare, sembra. Speriamo proprio di no.

Ore 14.50 – (Gazzettino) Dopo la favolosa cavalcata dello scorso campionato, la squadra di Claudio Foscarini nelle prime tre gare del nuovo anno ha fatto capire che l’impresa è possibile anche questa volta: la salvezza non è un sogno impossibile, ma una concreta realtà. Se il Cittadella raggiungerà l’obiettivo, buona parte del merito ancora una volta sarà da attribuire al direttore generale Stefano Marchetti che, ripetendo le scelte azzeccate di un anno fa, nel mercato di riparazione ha scovato i giocatori che possono davvero aiutare la causa granata. Finora ne abbiamo visti all’opera due, Kupisz e Stanco, adesso aspettiamo di conoscere Camigliano e Bazzoffia. «Il rendimento dei nuovi arrivati sta confermando le attese. Stanco ci offre tantissimo e ci permette di giocare in un certo modo, coniugando qualità e quantità. Kupisz è una forza della natura, un esterno dal grande temperamento, che non molla mai». Stefano Marchetti si gongola le sue “scoperte”, ma non dimentica la squadra: «È tutto il Cittadella in crescita, i giocatori importanti che abbiamo in rosa stanno tornando ai loro standard». Tra i “giocatori importanti” pensiamo ad Alessandro Sgrigna, quello dalla giocata vincente che può fare la differenza. Il giocatore romano, però, sabato ha mostrato una certa indolenza all’ingresso in campo a metà ripresa. Allergia alla seconda panchina consecutiva? «Non credo. Non abbiamo una rosa numerosa, e tutti hanno la possibilità di giocare e fare vedere il proprio valore. Sgrigna ha grandi qualità, è un attaccante forte ed è legato ai nostri colori,lo testimonia il suo ritorno. Da lui mi aspetto tantissimo e lo sa. Nell’ottica delle quaranta partite ci sta di saltare qualche incontro, in avanti abbiamo quattro titolari, si alterneranno, e il contributo di ognuno sarà determinante per la salvezza. E mi riferisco anche a coloro che entreranno nel corso della partita: ad Avellino siamo partiti con una coppia d’attacco e abbiamo finito con un’altra, che ha creato tante occasioni per chiudere la gara». A proposito di coppie: a destra Kupisz e Schenetti (prossimo al rientro), a sinistra Minesso e Bazzoffia. «Il 4-4-2 è il modulo che riteniamo migliore per questa squadra, e c’era quindi la necessità di formare due catene di esterni all’altezza». Era stato detto e ripetuto che il Cittadella doveva partire veloce nel nuovo anno: sette punti in tre partite stanno confermando le attese. «È un buon periodo, a testimonianza che il lavoro alla fine paga. Dobbiamo continuare così, mantenendo un profilo basso e parlando poco. La strada per la salvezza è lunga e ogni partita sarà una battaglia, ma il Cittadella mi piace, anche a livello caratteriale e comportamentale. Riusciamo a mantenere il giusto equilibrio per tutto l’arco dell’incontro, a tenere su il pallone e senza pressioni anche la difesa ne trae giovamento. Sono fiducioso». Con Pellizzer che sarà squalificato, a Pescara vedremo Camigliano? «Può essere, non dimentichiamoci di De Leidi che non ha mai tradito quando è stato chiamato in causa, deciderà Foscarini». Stasera si chiude il mercato: ci sarà un ultimo colpo di coda del Cittadella? «Finché non si chiudono le trattative tutto può succedere, ma non penso ci riguardi. Se il mercato si chiudesse tra un minuto, sarei contento così».

Ore 14.30 – (Mattino di Padova) Alla fine, questo Cittadella tanto criticato, si ritrova ad avere più punti dell’anno scorso. Alla terza giornata del girone di ritorno ne ha messi assieme 26, mentre un anno fa, di questi tempi, erano appena 21. E se adesso è quint’ultimo, in zona playout, nella stagione 2013-2014 dopo 24 turni era due posizioni più indietro, virtualmente retrocesso, anche per colpa di una ripartenza decisamente a rilento dopo la pausa natalizia. Non solo: grazie all’affermazione sul Trapani il Citta non è nemmeno più ultimo nella classifica dei punti raccolti davanti al proprio pubblico, avendone racimolati 16 ed essendosi così lasciato alle spalle Ternana e Pescara (prossimo avversario granata, sabato), ferme a 13. Il Tombolato non è ancora il fortino inespugnabile che dovrebbe essere, ma la base è stata messa. È chiaro, però, che non tutti i problemi sono risolti e che, anzi, sembra essersene aggiunto uno nuovo: il mal di pancia di Sgrigna, che non ha digerito la doppia panchina consecutiva e che con i siciliani è sceso in campo indolente sin quasi all’indisponenza. Dovranno essere bravi il tecnico e il ds Marchetti a farlo sentire parte del gruppo, anche perché, come sottolinea Foscarini «immagino che non sia contento di star fuori ma la competizione ci sta e noi avremo bisogno di lui». Se serviva mandare un segnale di vita, quello in ogni caso è stato mandato. Ne conviene anche Mattia Minesso, tra i protagonisti della “rinascita”: «Serviva continuità e l’abbiamo trovata. La chiave del match? Siamo stati bravi a rimanere corti e a limitare Scozzarella che è il loro fulcro. Abbiamo lasciato loro una sola occasione, creando almeno tre o quattro, al di là dell’episodio del rigore. Non è stata una gara spettacolare ma non poteva esserlo tra due squadre che avevano assoluto bisogno di punti». E l’euforia contagia anche il Citta Primavera: ieri ha travolto 3-0 il Sassuolo al Tombolato grazie alla doppietta di Bizzotto e al gol di de Pieri. Sale così a quota 14 punti superando il Cagliari in dodicesima posizione.

Ore 14.00 – (Giornale di Vicenza) Con le turbolenze accusate in settimana, il pareggio dello “Speroni” è, per il Real Vicenza, un buon punto di (ri)partenza.
Ne è cosciente mister Favaretto, che accoglie il battesimo sulla panchina biancorossa con evidente sollievo: «Abbiamo sempre cercato di costruire, provando a vincere la gara. Magari non sempre con la tecnica, ma sicuramente con grande volontà. Mi è piaciuta la reazione dei ragazzi dopo il gol subito in apertura». Nonostante la classifica, la Pro Patria è un avversario in grado di creare noie: «Nelle ultime partite – ricorda Favaretto – avevano sempre costruito parecchie occasioni. Oggi siamo riusciti a contenerli. Accettiamo questo pareggio anche se, ai punti, avremmo meritato qualcosa di più». Inevitabile tornare sulla nostalgia della squadra per Marcolini: «Non hanno perso la testa. Se avessero voluto mandare un messaggio, dopo aver preso un gol dopo 2´, non avrebbero certo reagito in quel modo. Il forte legame con lui è una cosa che fa molto onore alla squadra. Mi hanno detto che non c´era nulla di personale e spero che di qui a qualche tempo lo stesso rapporto si possa creare anche con me. Cosa ho detto quando mi hanno comunicato che non avevano intenzione di allenarsi? Va bene, ci vediamo domani…». Insomma, un pizzico di sense of humor non guasta mai. Indimenticato ex del match (unitamente a Dalla Bona) Dario Polverini per cui il ritorno a Busto (dopo sei stagioni in biancoblu) non poteva essere banale: «Per me è come tornare a casa. È sempre un´emozione. Mi dispiace per la situazione attuale della Pro. I tifosi non meritano questa posizione ma ho visto Filippi (neo presidente, ndr) è mi è sembrata una brava persona». Quanto alla gara, si riassume in due battute: «Mi sono sembrati più motivati delle ultime gare. Il pareggio può andar bane». A tener banco, neanche a dirlo, l´apparente rigetto del gruppo per il cambio di panchina: «È stato un fulmine a ciel sereno. Marcolini è un tecnico fantastico. Con lui mi sono trovato benissimo, come qui a Busto con Cusatis (stagione 2011/2012). Non avevamo comunque nulla contro Favaretto e ci siamo subito messi a disposizione dopo lo “sciopero” iniziale. In questi ultimi tre giorni abbiamo preparato bene la partita». Siccome certi amori non finiscono, la parabola del difensore romano potrebbe tornare a lambire la Pro Patria: «Quando me ne sono andato – ammette Polverini – ho detto che non era un addio ma un arrivederci. La penso ancora così e un giorno mi piacerebbe tornare qui». Chissà se dopo giri immensi questo suo sogno potrà realizzarsi.

Ore 13.50 – (Giornale di Vicenza) Comincia con un pareggio l´avventura di Paolo Favaretto sulla panchina del Real Vicenza. Ai punti la sua squadra avrebbe meritato di più, ma le parate di Melillo nel primo tempo e la mancanza di precisione negli ultimi sedici metri nel corso della ripresa hanno costretto Dalla Bona e compagni al pari in rimonta. Passa in vantaggio la Pro Patria dopo pochi minuti, sugli sviluppi di un calcio di punizione, che vede Bovi anticipare tutti, dopo che il pallone calciato da Candido si stampa sulla traversa, in seguito alla deviazione di Tomei. Ma al 26´ Gomes sfrutta i suoi centimetri per rimettere il risultato in equilibrio correggendo di testa un calcio d´angolo battuto da Dalla Bona. A conti fatti, il risultato lascia l´amaro in bocca anche per la differenza di valori messi in campo: la Pro Patria, fresca di cambio di proprietà e di allenatore, è la squadra con la peggior difesa del campionato e staziona all´ultimo posto, reduce peraltro da tre sconfitte consecutive. Eppure il Real non dispiace: prova a fare la partita, colleziona le migliori occasioni nella prima frazione, ma cresce nel secondo tempo, quando però diminuiscono le occasioni pericolose per superare Melillo. Il 4-4-2 di Favaretto vede Bruno e Gomes sacrificarsi spesso per tenere corta e compatta la squadra, Dalla Bona detta i ritmi ai compagni, che provano sempre a giocare palla a terra. L´inizio è tutto in salita, perché, come detto, già al 4´ la Pro Patria passa: Sandrini atterra al limite Taino rimediando anche il primo cartellino giallo della gara, lo specialista Candido esegue il piazzato costringendo Tomei a smanacciare sulla traversa, la palla torna in gioco e trova pronto Bovi che, di testa, tutto solo, è libero di ribadire in rete. La dormita difensiva rischia di compromettere la gara, ma il Real Vicenza ha subito la forza di reagire e già al 7´ Melillo deve uscire per anticipare Bruno. I biancorossi insistono e al 12´ esaltano Melillo: Gomes apre a destra per Lavagnoli, cross in area per Vannucci che costringe il portiere ad usare il piede per rifugiarsi in angolo. Il gol è nell´aria e arriva al 26´: Bruno costringe Melillo ad un´altra deviazione in corner, dopo aver agganciato un lancio lungo, sugli sviluppi dell´angolo Gomes raccoglie l´assist di Dalla Bona e, di testa, manda il pallone alle spalle del portiere locale. Dopo l´1-1 la Pro Patria ha una reazione d´orgoglio e, in tre occasioni (27´, 31´ e 40´) va alla conclusione con D´Errico, inquadrando lo specchio della porta solo nell´ultima occasione con Tomei che controlla. Nel secondo tempo il Real Vicenza tiene meglio il campo, non rischia mai ma neanche crea occasioni molto pericolose. All´11´ è Dalla Bona su punizione a costringere Melillo alla ribattuta centrale, poi l´azione sfuma. Passano pochi minuti e, al 17´, su calcio d´angolo, Beccaro colpisce la sfera con una girata in area, ma colpisce soltanto il palo esterno. L´ultima occasione arriva al 29´, quando ancora Bruno impegna Melillo di sinistro costringendo il portiere a rifugiarsi in angolo. I due tecnici inseriscono forze fresche dalla panchina ma, mentre il Real Vicenza continua a spingere fino al quinto minuto di recupero, la Pro Patria bada sostanzialmente a far trascorrere i minuti per difendere un risultato che fa più morale che classifica, ma che consente a Montanari di cominciare con il piede giusto. Un punto che, per il momento, tiene il Vicenza ancora lontano dai play-off, ma fa bene considerato che arriva dopo una settimana difficile, caratterizzata dal burrascoso esonero di Marcolini.

Ore 13.20 – (Giornale di Vicenza) Visto quanto è stato fatto finora e le ambizioni che è lecito coltuvare per la seconda parte del torneo, la gente di Bassano si aspetta probabilmente qualche felice addizione, magari last minute, nell´ultimo giorno di mercato. È vero che c´è spazio sino alle 23 di questa sera, ma a prestare ascolto alle parole del direttore generale, Werner Seeber, rischia di illudersi chi si aspetta degli scossoni. «Secondo me finirà che rimarranno tutti e non andrà via nessuno», è il pensiero che il digì detta ai taccuini alle otto della sera. Poi il circuito delle trattative, specie in volata, percorre sentieri insondabili talvolta anche per gli addetti ai lavori, come dire che la speranza è l´ultima a morire. Sta di fatto che Tonon e Munarini sono quelli indiziati a partire, possibilmente con la formula dello scambio alla pari. Un´operazione che venerdì stava per andare in porto con un club di Lega Pro: Tonon in cambio di una contropartita tecnica, un mediano di livello. In extremis però il presidente di quella società ha fatto sfumare tutto con le penne già in mano e dunque vediamo se, al giro conclusivo, si muoverà qualcosa. Intanto il patron, Renzo Rosso, si gode il successo. «Bene, molto bene, tre punti meritati e ineccepibili – sorride R.R. – dite che Iocolano è stato superbo? Sicuramente, io oltre al capitano ci aggiungo Veleno Cattaneo, un giocatore che tutte le volte che entra mi regala emozioni…». Lì a fianco il presidente, Stefano Rosso, approfondisce il concetto. «Vittoria sudata ma netta – chiarisce all´istante – non è che si possono vincere 3-0 tutte le partite. Mi è piaciuto l´atteggiamento di tutti e in particolare di Iocolano, un giocatore che incarna alla perfezione lo spirito e la mentalità che sempre dovrà avere questa squadra. E ora avanti così…». È il turno di Tonino Asta che si frega le mani. «Ragazzi, ve lo dicevo che il Pordenone sarebbe stato un osso duro, stava bene fisicamente ed era l´avversario in salute che immaginavo – recita il trainer virtussino – siamo stati bravi a pazientare e a colpire al momento giusto. Adesso concentriamoci già per domenica a Bergamo: con l´Albinoleffe ci aspetta un´altra battaglia». Poi il tecnico che oggi, come molti, si aspetta buone notizie dall´Ata Hotel Executive di Milano. Asta ha, prima di tutto, una carezza speciale per Davì. «Lasciatemi fare i complimenti a Guido – dice – ha interpretato la gara con assoluta dedizione e sacrificio, davvero una prestazione da applausi». Il suo Bassano ha toccato a quota 44 la salvezza virtuale l´1 febbraio. Da matricola, roba da spellarsi le mani, sissignori. E Nolè invece, con 9 centri, ha raggiunto l´high in carriera. E per la squadra, giorno di riposo supplementare in premio, alè.

Ore 13.10 – (Giornale di Vicenza) Il colpo di crapa di Rafa Nolè spacca il Pordenone, ma c´è anche tanto altro succo e polpa e allora Bassano non è forse guarito, ma in alto i calici, perchè il peggio pare alle spalle e, se questi ricominciano a sfrecciare e a scheggiare, fossimo nel Pavia dormiremmo preoccupati. Insomma nella ghiacciaia notturna del Mercante, Bassano trova il modo di scaldare i cuori e basta srotolare il film della partita per capirci qualcosa di più. Il Pordenone apparecchia un paio di scatti dimostrativi per non finire rapidamente ibernato, poi Bassano afferra le redini e non le molla più. Edifica il campo base direttamente nella mediana altrui, obbligando il Pordenone a procedere stabilmente con 8-10 giocatori dietro la linea della palla a squadernare un catenaccione postmoderno, nel senso di tutti ordinati, organizzati e nessuno che sbarella, ma anche tutti rintanati in trincea o dentro al bunker aspettando che passi la bufera. E in assenza di spazi o corridoi utili per pescare il pertugio buono, il Soccer Team ha il merito di approntare un paziente e incessante giropalla, una mirabile circolazione da un lato all´altro del green per evitare di morire d´asfissìa, pure perchè Rossitto ha disseminato il terreno di sentinelle ovunque e dunque non c´è modo di aprire un varco quasi mai. Meno male che Iocolano è ispiratissimo, sfoggia palleggi caramellati e al fruttosio che, da soli, mettono in ambasce la retrovia furlana e i fraseggi tra lui e Nolè sono una cremosità molto chic. Soltanto che sfondare nel fortino è una mezza impresa, ci sono guardie dappertutto che raddoppiano e triplicano e quando Iocolano prima (per due volte) e Semenzato poi approdano sulla soglia della porta, la conclusione va a lambire l´asta e amen. Sicchè il cuoio più goloso capita tra i piedi di Zucca Pelata Bizzotto nell´extratime che precede il thè bollente: sugli sviluppi di uno schema su punizione e dopo una carambola, la sfera perviene a Bizzo davanti a Careri: lui batte da difensore (cioè non da manuale di scuola calcio) e in ogni caso il portiere lo mura e stucca lo 0-0 della pausa. Nel lato B brinda subito Bassano: Davì da terra sradica in contrasto la palla dopo un vigorosissimo tackle, innesca l´imprendibile Ioco e l´imprendibile si invola sull´out, scodella in mezzo un traversone col contagiri su cui si avventa Nolè che di capoccia indovina una parabola perfida e lenta sul secondo palo su cui Careri, preso in controtempo, agisce in differita. Resta piantato come uno stoccafisso e praticamente sulla zuccata di Nolè scoccata la domenica sera, lui prende gol di lunedì. Poi avrà modo di riabilitarsi con almeno due paratone da Batman ma nell´occasione ci rimedia un po´ una figuretta. La prevedibile reazione furlana è tutta al minuto 11 su un tiro sbilenco di Maracchi, dopo che Iocolano aveva mancato la volèe del 2-0, anche lui di cabeza su pennellata di Nolè che voleva restituirgli il favore precedente. Il Pordenone, mandato all´aria il suo piano-partita e costretto a scoprirsi, in realtà fa solo della gran flanella e anzi Bassano va ripetutamente vicino al bis con Toninelli (sassata a fil di palo al 14´), Cattaneo (bordata ad accarezzare la sbarra al 36´), Cenetti (contropiede 3 contro 2 non finalizzato al 42´) e in particolare due volte Maistrello allo scadere (pugno salvifico su tocco sottomisura al 44´ e volo plastico su craniata a colpo sicuro al 45´). Ergo il 2-0 avrebbe cristallizzato meglio la contesa. Ma di nuovo tra le elette e con la salvezza nel taschino l´1 febbraio è un gran bel vivere e pure un bel vedere, evviva eh?

Ore 12.40 – (Gazzettino) Sette giorni da incubo con tanto di tre sconfitte di fila. E dal quinto posto che era a portata di mano con due lunghezze di svantaggio alla vigilia dello scontro diretto con il Piacenza perso 4-0 (domenica 18 gennaio), gli aponensi si sono ritrovati a doversi guardare le spalle alla luce delle successive battute d’arresto con Jolly Montemurlo per 3-2 (mercoledì 21) e con Ribelle per 1-0 (domenica 25). Prima di questo tonfo la squadra era reduce da tre vittorie: 4-0 con la Fortis Juventus prima di Natale, 1-0 con San Paolo e 1-0 con Romagna Centro nel nuovo anno. Il tecnico Massimiliano De Mozzi spiega il momento dei neroverdi: «Si tratta di una settimana negativa, non è che la squadra non gira da un mese. Eravamo riusciti a completare la rosa con innesti di spessore, ma siamo tornati in difficoltà a causa di infortuni importanti come quello di Nicola Maniero che con il Piacenza si è rotto il crociato del ginocchio». Quindi aggiunge: «Con il Piacenza è stata una giornata storta e abbiamo subìto il primo gol in dieci dato che Maniero si era infortunato ed era fuori. Al suo posto ho provato a mettere un giocatore offensivo come Da Ros ed è andata come è andata. Con il Montemurlo Ianneo ha giocato con un’infiltrazione al ginocchio perchè si era procurato una distorsione sempre con il Piacenza e poteva usare solo il piede destro. Con il Ribelle abbiamo giocato solo noi e nel loro unico tiro abbiamo subito gol. Anche in quell’occasione eravamo in emergenza al centro della difesa avendo di ruolo solo Antonioli, affiancato da Dall’Ara che è un terzino e che ha fatto comunque bene». Nonostante tutto l’Abano aveva avuto le occasioni per portare a casa un risultato diverso. «Con il Montemurlo eravamo passati in vantaggio e abbiamo avuto due opportunità per portarci sul 2-0, ma le abbiamo sbagliate. Poi sul 3-2 per gli avversari ci è stato annullato un gol regolare. Con il Ribelle sullo 0-0 Barichello e Giusti hanno avuto un’occasione a testa davanti al portiere, e anche in questa partita è stato annullato un gol a Barichello per un fuorigioco inesistente». Ciò che più preoccupa sono gli infortuni, tanto che la rosa è ridotta all’osso. «Ci stiamo allenando in quattordici, più due portieri. E non sono problemi muscolari legati alla preparazione, ma infortuni grossi ai legamenti o distorsioni. La squadra al completo può sbagliare una gara, ma non due di fila. E se non siamo tutti diventa difficile: questa settimana anche Antonioli è stato fermo e Barichello ha una distorsione. Siamo questi e bisogna arrangiarsi pensando solo a fare i punti che servono per la salvezza, ce la possiamo fare». Per fronteggiare la carenza di difensori centrali tornerà part-time Zompa. «Fa l’Università e non può allenarsi al pomeriggio, ma almeno verrà per la partita». Domenica l’Abano è atteso dalla trasferta con la capolista Rimini, gara che sarà trasmessa in diretta alle 15 su Raisport 1. «Sarebbe una partita proibitiva anche se fossimo al completo e se la squadra girasse a mille. A prescindere da quello che sarà il risultato, l’importante è fare una bella gara per avere morale in vista del prosieguo del campionato».

Ore 12.20 – (Gazzettino) «Ci aspettano quindici finali, dobbiamo tirare fuori tutto quello che abbiamo». Suona la carica capitan Marco Sadocco in vista della volata che attende il Thermal Abano Teolo. Le ultime sconfitte con Fidenza ed Este hanno aggravato la situazione di classifica dei bianconeri, che sono attualmente terz’ultimi con appena un punto di vantaggio sull’accoppiata San Paolo e Fidenza. Ma la bagarre per la salvezza è aperta più che mai alla luce dell’attuale classifica che è cortissima. «Gli ultimi due risultati ci hanno un po’ inguaiato la classifica – prosegue Sadocco – ma dobbiamo restare tranquilli e da domenica deve iniziare un nuovo campionato da affrontare con quella mentalità che abbiamo avuto nella vittoria con il Fiorenzuola e che si è vista anche nel secondo tempo del derby con l’Este. Dobbiamo cambiare rotta e non è impossibile perché la classifica è davvero corta. Ci attendono quindici gare nelle quali dobbiamo tirare fuori il meglio, trovando prima di tutto continuità nell’atteggiamento: se affrontiamo le prossime partite con l’attenzione e la determinazione giusta, possiamo fare bene e toglierci da questa situazione». È stata una stagione travagliata sul piano della conduzione tecnica: Bisioli ha dovuto lasciare per motivi di salute, c’è stato l’interregno di tre partite di Vezzù prima della sosta natalizia e dal nuovo anno è arrivato in panchina Vittadello. L’ha squadra ne ha risentito? «Noi abbiamo cercato di fare sempre del nostro meglio con Bisioli, con Vezzù e ora con Vittadello. Ciascuno di loro ha le sue idee e il suo modo di allenare, ma la squadra si è applicata sempre con massimo impegno e professionalità. Forse le nostre difficoltà sono sorte per una questione mentale, ma non per gli aspetti tecnici, fermo restando che dobbiamo migliorare anche su questi. Soprattutto sul piano mentale abbiamo fatto vedere che quando diamo tutto possiamo mettere in difficoltà anche le squadre di vertice, come è stato con Delta Porto Tolle, Fiorenzuola e Piacenza». Nelle prossime tre partite giocherete sempre nello stadio amico di Monteortone: domenica con il Bellaria, poi nel derby con l’Abano e quindi con la Virtus Castelfranco. «Sono tre gare da sfruttare al meglio, ma ripeto: da qui alla fine sono tutte finali. E l’auspicio è quello di non dovere lottare fino all’ultima giornata per la salvezza».

Ore 12.10 – (Mattino di Padova) La Thermal Abano si affida al suo furetto per la corsa salvezza. Un obiettivo alla portata dei rossoverdi di mister Mario Vittadello, terzultimi in classifica, che nelle prossime settimane decideranno di fatto il loro destino in serie D nelle sfide contro Bellaria Igea Marina, Abano, Virtus Castelfranco e Mezzolara. Ma un tecnico esperto come Vittadello sa bene che per vincere le grandi battaglie ci vogliono grandi condottieri. Grandi ma non alti, sia chiaro, perché Raffaele Cacurio, 26 anni, è il tipico esterno brevilineo, esplosivo, tutto cuore e fantasia. Undici gol nella passata stagione (conclusa con il terzo posto), altri nove quest’anno, segno che l’attaccante mestrino non ha mollato di un centimetro: «Dobbiamo salvarci e farò di tutto per aiutare i miei compagni», afferma il giocatore cresciuto nelle giovanili del Venezia, «ci sono state diverse vicissitudini, è vero, la stessa notizia delle dimissioni di mister Bisioli per problemi di salute ci aveva colto di sorpresa. Vittadello, però, si è inserito benissimo: anche lui, come Bisioli, chiede sacrificio, impegno e concentrazione, com’è giusto che sia». Cacurio è stato al centro di alcune voci di mercato, ma ha voluto prolungare la permanenza ad Abano per vincere la sua personalissima sfida: «Non sono uno di quei giocatori che cambia squadra facilmente. Ho deciso di restare perché voglio raggiungere la salvezza coi miei compagni». Con Vittadello la Thermal ha racimolato tre sconfitte (contro Correggese, Este e Fidenza), una vittoria e un pareggio: «Dobbiamo metterci nell’ordine delle idee che l’avversario non conta più. Dobbiamo provare a vincerle tutte. Per carità, Este e Correggese erano superiori, ma noi non dobbiamo avere paura di nessuno. Siamo in un girone in cui se vinci sali a metà classifica e se perdi ti ritrovi ultimo. C’è un equilibrio che va spezzato a suon di punti».

Ore 11.50 – (Gazzettino) Sono giorni caldissimi in casa San Paolo, dopo che i giocatori sono usciti allo scoperto venerdì diramando un comunicato nel quale hanno manifestato tutto il loro disagio per una situazione economica divenuta ormai insostenibile. Da tre mesi non vedono il becco di un euro, e in queste condizioni non sono in grado di garantire lo svolgimento regolare degli allenamenti. Un segnale forte rivolto alla società, nella speranza che una soluzione possa essere trovata a stretto giro di posta. Non l’ha presa benissimo il team manager Fabio Barbin, referente del gruppo olandese che dovrebbe rilevare il 100 per cento delle quote del club: parole grosse e ponti tagliati nei confronti dei giocatori («possono rimanere a casa se non credono nel progetto»), e l’unico pensiero di condurre in porto l’acquisizione degli olandesi che metterebbero come presidente un avvocato italiano nelle vesti di fiduciario, con Barbin appunto vice. «Al campo tornerò solo quando l’operazione sarà conclusa e la musica cambierà: a fine mese gli stipendi saranno dimezzati per ogni mosca che vola storta». Per trovare uno sbocco alla crisi si sta muovendo in un’altra direzione il presidente Giuseppe Tramonti che sul Gazzettino di domenica ha anticipato di «avere contatti con persone che sono intenzionate a venirci a dare una mano», tanto che già tra oggi e domani potrebbero esserci novità. Top secret i nomi, ma sarebbe coinvolto anche Cardo, genitore di un ragazzo che gioca nel settore giovanile. Qualche mese fa invece, stando ai rumors, sarebbe stato sondato il presidente Zarattini della Luparense calcio a 5. Quel che è certo, i giocatori si aspettano risposte nelle prossime ore come si evince dalle parole di capitan Francesco Caco: «La squadra spera in una soluzione positiva immediata. Al presidente Tramonti ho detto che abbiamo bisogno di risposte concrete. Ci aspettiamo una svolta positiva entro martedì, altrimenti diventa difficile andare avanti. Tanto più che c’è da preparare una partita molto delicata (scontro diretto salvezza in trasferta con il Romagna Centro, ndr). Domani ci ritroviamo al campo per l’allenamento, vogliamo essere fiduciosi che ci siano novità». Caco si sofferma anche sulla replica dai toni forti di Barbin al comunicato della squadra. «Noi siamo dalla parte della ragione ed essere trattati in questo modo lascia senza parole. Fermo restando che nel comunicato non abbiamo fatto alcun nome, ci siamo limitati a esprimere il nostro disagio per una situazione che è diventata difficile da sostenere. Dopo essere stati zitti a lungo, era venuto il momento di dire basta senza offendere qualcuno. Avevamo chiesto un segnale che non è mai arrivato. Noi siamo nel giusto, il nostro è stato uno sfogo solo per smuovere la situazione perché se c’è davvero qualcosa sotto è giusto che venga fuori». Nella prima metà di dicembre il mercato era aperto e già non percepivate lo stipendio. Perché non avete chiesto di andare via? «Ero stato contattato da Campodarsego, Thermal e Mezzolara, ma quando sono andato a parlare con la società è stato Barbin a dirmi che non mi mandava via e che mi sarebbe stato adeguato il contratto. La stessa risposta è stata data a qualche altro mio compagno. Io ragiono sempre in buona fede». Vicino ai giocatori è il tecnico Vito Antonelli, che fino a poco tempo fa era un loro compagno. «Quando ti trovi davanti ragazzi che ti parlano delle loro difficoltà, da parte mia c’è la massima comprensione. Cercheremo di trovare la soluzione migliore giorno per giorno. Ciò che posso fare è stare a loro vicino: se c’è da fare un allenamento in meno alla settimana non è un problema, ma dal punto di vista sportivo voglio che la squadra rimanga sul pezzo e ci metta la massima applicazione come ha sempre dimostrato finora. Spero che la società risolva la situazione – conclude l’allenatore – affinchè si possa pensare solo al campo».

Ore 11.30 – (Gazzettino) L’Este è a un bivio. I giallorossi approfittano della sosta per ricaricare le batterie in vista della sfida da “dentro o fuori” di domenica: nel prossimo turno di campionato la truppa di Zattarin farà infatti visita alla Correggese, diretta inseguitrice dei padovani e concorrente agguerrita per il secondo posto in classifica. Ma la squadra atestina può contare ora su un’arma in più, dato che contro il Thermal si è sbloccato Emiliano Bonazzoli. Dopo 22 gare, una lunga squalifica, continui acciacchi e tanta voglia di rimettersi in gioco, il bomber è riuscito a infilare la palla in rete su assist del solito Beghetto. «Sto vivendo una stagione un po’ strana, quasi anomala – ammette l’attaccante – La lunga squalifica e gli infortuni non mi hanno mai permesso di essere al cento per cento in partita. Il gol di domenica scorsa con il Thermal fa bene al morale, ora spero di continuare su questa strada e di arrivare in poco tempo al massimo della forma per dare una mano alla squadra». Nella partita più importante della stagione, quella che ha visto l’Este sconfitto per tre reti a zero dal Rimini due settimane fa, Bonazzoli non era in campo. Però un’idea se l’è fatta comunque. «A vedere il risultato e il tabellino – si rammarica – siamo stati surclassati. Invece chi ha visto la partita può dire tranquillamente che abbiamo giocato alla pari, almeno fino a quando siamo stati in parità numerica. L’espulsione di Rondon ha fatto in modo che il resto della partita fosse tutto il salita. Dopo quella sconfitta ci siamo ripresi subito, abbiamo parlato con Zattarin e siamo stati bravi a non abbatterci, a non pensare a quello che era successo e a riprendere subito il nostro cammino». Meriti a parte, la debacle di Rimini ha dato il via alla fuga della prima della classe. «Nove punti sono tanti – sottolinea Bonazzoli – e solo il Rimini può perdere questo campionato. Noi comunque proseguiamo sul nostro percorso e andiamo avanti con la nostra mentalità. L’unica cosa da fare dopo la sconfitta di Rimini era vincere e l’abbiamo fatto, spazzando via le paure. Lo stesso vogliamo fare con la Correggese, che è molto forte, ma che affronteremo a viso aperto senza paura». Della stessa opinione è il tecnico, che però non si fida della sosta. «Certo, la sosta di questa settimana può essere vista come un momento per ricaricare le batterie – spiega Zattarin, che domenica ritroverà gli squalificati Rondon e Meneghello, e che potrà riavere un Lelj in grado tornare in campo dopo l’infortunio di gennaio – però non mi fido molto di questi stop, perché non sai mai cosa può succedere subito dopo. Almeno ci permetterà di recuperare alcuni giocatori acciaccati o stanchi». L’obiettivo stagionale, comunque, non cambia di una virgola. «Solamente il Rimini può buttare via questo campionato – rivela l’allenatore – però noi dobbiamo essere pronti lì dietro se questo dovesse succedere. Dobbiamo continuare sulla nostra strada e fare tutti i punti che possiamo, poi vedremo quel che potrà succedere e comunque vada questo gruppo sta facendo cose straordinarie». La classifica e le medie dei gol segnati e subiti confermano che l’Este, secondo in classifica con una rosa infarcita di giovani, sta comunque mettendo in scena un campionato che pochi si aspettavano.

Ore 11.20 – (Mattino di Padova) Secondo posto solitario con 46 punti, 50 gol fatti e 28 subiti. Statistiche lusinghiere ma fuorvianti, numeretti che valgono tutto e niente. Perché l’Este, nonostante l’etichetta di antagonista del Rimini (in compagnia della Correggese che insegue i giallorossi a -1), qualcosina da aggiustare ce l’ha. Come la difesa, che prende gol da undici partite consecutive: il 3-0 rifilato al Fidenza, lo scorso 12 novembre, infatti, è stato l’ultimo match senza scocciature. Un pelo nell’uovo per alcuni, un campanello d’allarme per altri, mister Gianluca Zattarin compreso, che preferirebbe una muraglia invalicabile. Per dare una sistematina a questo piccolo difetto, ci vorrebbe una pozione. O magari una ricetta. Roba da esorcisti o chef. Ma se un esorcista, in zona, è ancora difficile da reperire, il cuoco l’Este ce l’ha proprio in squadra. Si tratta di Luca Beghin, 28 anni, difensore centrale, tornato alla corte dei Lucchiari dopo otto anni di esperienza in giro per Veneto e Friuli, da Sambonifacio a Sacile, passando per Castelfranco e Legnago. Luca fa lo stopper, ma alterna il sudore del campo al vapore dei fornelli. Ai vari Thiago Silva e Gerard Piqué preferisce gente come Massimiliano Alajmo e Carlo Cracco. O Luigi Biasetto, maestro pasticcere al quale farebbe assaggiare volentieri la sua “Millefoglie Beghin”: «E’ vero, ho questa passione» sorride Beghin, cresciuto nel Padova (con cui ha esordito da titolare in serie C1 contro il Chieti, nella stagione 2004-2005). «Mi piace far da mangiare e sperimentare. Io e la mia ragazza guardiamo tutti i programmi di cucina in Tv, Masterchef in primis, e poi invitiamo amici a casa per far assaggiare le nostre creazioni». Uno dei giudici più severi è il portiere Lorello, che poco più di un mese e mezzo fa l’ha convinto a tornare a Este: «Sì, ho giocato all’ArzignanoChiampo fino a dicembre ma poi è arrivata questa proposta e Ale (Lorello, ndr), che era già stato mio compagno di squadra al Giorgione, mi ha convinto. Non ho neanche avuto problemi d’inserimento: conosco quasi tutti, avendoci giocato contro nel girone Triveneto». «E poi», aggiunge Luca, che vive alle porte di Verona con la fidanzata Chiara e il gatto Filippo, «a distanza di dieci anni non ho trovato grandi cambiamenti: c’è ancora la dirigenza storica, anche se, grazie all’impronta di mister Zattarin, ora l’organizzazione del lavoro è gestita con una cura dei dettagli degna dei professionisti». Beghin ha già collezionato sette presenze, ma non è ancora riuscito a scacciare la “maledizione del golletto”: «M’impegno, alla prima vittoria senza prendere gol porterò dolci per tutti».

Ore 11.00 – (Gazzettino) Ma a proposito di compleanni, per chi guida l’attuale società, va festeggiato a gennaio o il 24 luglio, quando il Padova è rinato? «Quella di luglio è una data che resterà scritta in qualche modo, ma io preferisco lo storico anniversario e spero che si possa riprendere quel cammino, dimenticando il recente passato». Il che si traduce nel ritorno della denominazione e dello scudetto del vecchio Calcio Padova, operazione per la quale Bergamin guarda avanti con ottimismo. «Siamo sulla buona strada e basta lasciare passare del tempo. Con buon senso e senza animosità, lasciando correre le cose, tutto si risolverà». E guardando al futuro, proprio sabato l’amministratore delegato Roberto Bonetto si è appellato all’imprenditoria locale per rinforzare la compagine societaria all’insegna della padovanità. «C’è stata qualche chiacchierata – sottolinea Bergamin – ma sarebbe opportuno fare presto perché tre o quattro mesi scorrono in fretta. Questo è il momento in cui si programma il futuro e lo stiamo già facendo, ma è importante sapere quale strada si può percorrere»

Ore 10.50 – (Gazzettino) Sciarpa del Padova al collo, accompagnato dalla moglie Giovanna, il presidente non ha fatto passerella, ma si è mischiato ai supporter, cantando con loro e partecipando al corteo. «Sono fatto così, l’ho voluta vivere da tifoso perché fondamentalmente mi ritengo tale». E così il presidente replica a una lettera pervenuta al Gazzettino in cui uno sportivo presente a Mogliano lamentava la maleducazione, in termini di parolacce e bestemmie, di chi guidava la curva: «È vero che la bestemmia può toccare la sensibilità delle persone, me compreso e dà fastidio; purtroppo la cosa è difficile da arginare e in Veneto è quasi un intercalare». Per non perdersi l’appuntamento di sabato, la famiglia Bergamin ha dovuto cambiare gli iniziali programmi per il week end che prevedevano un viaggio a Parigi per festeggiare la figlia Maddalena che lì vive e che, segno del destino, compie gli anni proprio il 29 gennaio. «Abbiamo rinviato il tutto di una settimana. Lei stessa è una tifosa e non si è arrabbiata».

Ore 10.40 – (Gazzettino) Una domenica senza Padova, ma non senza calcio, per Giuseppe Bergamin. Complice la sosta del campionato di serie D, il presidente biancoscudato è tornato per una volta all’antico, ai tempi non troppo lontani in cui rivestiva le vesti del semplice tifoso. «Per prima cosa – racconta – ho lasciato la sveglia spenta e mi sono alzato molto tardi, cosa che non succedeva da tempo. Nel pomeriggio ho visto le partite in tv, questa volta senza pensieri». La vera rivoluzione domenicale è invece scattata con il suo ingresso nella stanza dei bottoni del Padova. «Quella giornata è tutta dedicata alla squadra e voglio sentire fino in fondo gli umori dello spogliatoio; cerco di essere molto presente e dare stimoli, sostegno e sicurezza. Poi la domenica scorre via veloce e si arriva alla sera più o meno soddisfatti; fortunatamente di solito sono contento». Sabato c’è stata invece una “full immersion” biancoscudata, con la festa dei 105 anni che ha radunato in piazza Cavour un migliaio di tifosi. «Una manifestazione senza enfasi, semplice e significativa nel suo contenuto e con una bella partecipazione».

Ore 10.30 – (Gazzettino) L’ultimo volto nuovo del mercato biancoscudato porta il nome di Giovanni Fenati. È lui il centrocampista classe 1995 a cui aveva fatto riferimento nei giorni scorsi il direttore sportivo Fabrizio De Poli. Si tratta di un giovane di serie che arriva in prestito dalla Sampdoria, società in cui è cresciuto (è di Genova), ma che nella prima parte della stagione ha militato nella Lucchese, formazione di Lega Pro con cui ha collezionato solo una presenza. Rientrato nella società doriana, per lui scatta l’avventura in biancoscudato e già domani pomeriggio, alla ripresa della preparazione, sarà in campo con i nuovi compagni. «Un giocatore che a centrocampo può svolgere vari ruoli – lo descrive De Poli – in particolare quello di interno e valuteremo il suo impiego migliore». Con questa operazione il mercato del Padova è definitivamente chiuso, tanto che il diesse oggi non sarà a Milano nell’ultimo giorno di trattative che si chiuderanno definitivamente alle 23. La sessione di gennaio ha visto la squadra biancoscudata rinforzarsi in avanti, con l’ingaggio di Zubin e Amirante, a fronte delle partenze di Tiboni e del centrocampista Bedin, ma si è cambiato volto soprattutto sul fronte dei giovani, dove c’erano anche da colmare i vuoti dovuti agli infortuni di Petkovic e Busetto. Oltre a Fenati, sono così arrivati il portiere Lanzotti e i difensori laterali Salvadori e Bortot, mentre hanno cambiato maglia in questa settimane i poco utilizzati Russo, Bragagnolo, Formigoni, Montinaro e Bruzzi. «L’acquisto di Fenati – conferma De Poli – rientra nell’ottica di aumentare il numero degli under. Abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati, sono soddisfatto».

Ore 10.20 – (Gazzettino) Duello a due doveva essere e duello a due sarà fino alla fine, con una situazione che si evolve di domenica in domenica tra sensazioni, umori e aspettative che mutano da una partita e all’altra. Il tutto, con la ciliegina sulla torta voluta dal calendario che vede lo scontro diretto all’Euganeo proprio il 10 maggio all’ultima giornata di campionato. Padova e Altovicentino ricordano insomma il duello in Formula Uno sulla pista di Digione tra Gilles Villenueve e Renè Arnoux, con sorpassi e controsorpassi a ripetizione. Analizzando la stagione, si può infatti notare che per sette volte nelle venti giornate sinora disputate la situazione in vetta è cambiata, con i biancosudati avanti per nove domeniche, i vicentini per tre e con otto turni che vedevano le due squadre appaiate al primo posto. Proprio quest’ultima situazione ha catatterizzato le prime tre giornate in cui entrambe le squadre hanno fatto il pieno. Il 28 settembre il primo scatto è dei biancoscudati che superano in trasferta il Tamai per 3-2 e vanno a +2 grazie al pari interno dei concorrenti con la Sacilese. Il 2 novembre (nona giornata) Cunico e colleghi pareggiano con la Triestina, l’Altovicentino batte il Mori e si torna a pari merito. Le due proseguono a braccetto (due vittorie e un pareggio per entrambe) fino al 30 novembre quando il Padova cade a Sacile e i concorrenti, superando in extremis il Belluno ,si portano per la prima volta al comando solitario con tre punti di vantaggio, ma la gloria dura poco. L’undici di Parlato ottiene poi tre vittorie di fila che gli consentono in sequenza di agganciare gli avversari (sconfitti nel derby con l’Arzignano), distaccarli di tre punti (ko interno con il Giorgione) e portarsi a +5 da loro dopo il pari a Chioggia per 4-4. Saltano nel frattempo il tecnico Cunico e il suo primo sostituto Bodo e arriva Diego Zanin che in due domeniche riporta i suoi avanti di un punto, prima vincendo lo scontro diretto a Valdagno e poi superando il Legnago e approfittando della sconfitta biancoscudata a Mogliano. Sette giorni dopo nessuna novità e poi il ribaltone dell’ultimo turno: l’Alto cade a sorpresa in casa con il Kras Repen e il Padova rimette la freccia per il sorpasso. Quale il prossimo atto?

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Cosa vorrebbe veder realizzato nel 2015? «Far crescere ancora di più il settore giovanile. Ci fidiamo molto del lavoro di Giorgio Molon e ora vorremmo tornare ai fasti di un tempo, quando il vivaio biancoscudato era in grado di sfornare ogni anno giocatori pronti per il calcio professionistico. L’ideale sarebbe creare una base di 4-5 giocatori che partano dai pulcini e si formino come uomini e calciatori nel loro percorso in biancoscudato. Far crescere i ragazzi pronti a esordire con la prima squadra, dopo tutta la trafila con le giovanili, vorrebbe dire avere ogni anno un patrimonio di giocatori legati ai valori di questa maglia. L’importante non è che le squadre vincano, ma costruire giocatori validi. Di classifica mi interessa solo quella della prima squadra». Da quel punto di vista non va male. «Da qui a maggio sarà una lotta dura ma ce la possiamo fare. Abbiamo un grande mister e un ottimo diesse di cui forse si parla troppo poco. De Poli anche a gennaio è stato in grado di rinforzare con le pedine giuste, una squadra già molto competitiva». Ieri, tra l’altro è arrivata la notizia dell’ingaggio (firmerà oggi ndr) di Giovanni Fenati, classe 1995, di proprietà della Samp in arrivo dalla Lucchese.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) «Il discorso di mio padre non va inteso, quindi, in termini puramente monetari. Il budget si può aumentare anche grazie a sponsor e iniziative varie. Quel di cui avremmo bisogno sono soprattutto le risorse umane. Noi Bonetto e i Bergamin non riceviamo uno stipendio dal Padova, ci dedichiamo alla società per la grande passione e l’impegno che ci spinge, ma non possiamo tralasciare molto le nostre aziende. Per questo cerchiamo imprenditori che possano darci una mano in termini di lavoro e idee. Qualcuno che ci supporti dedicando tempo, voglia e amore per questi colori»: L’azionariato popolare può essere una strada percorribile in tal senso? Da qualche mese si sono perse le tracce di quest’iniziativa. «So che i tifosi che se ne stanno occupando hanno in programma altri incontri per ricercare la formula giusta. Noi siamo aperti anche a questo, a patto che dia benefici concreti alla società e non a singole persone». Lei, dalla fondazione della società, si è occupato principalmente della ricerca degli sponsor. Il bilancio a metà percorso è positivo? «Sì anche se poteva andare meglio. I primi tre sponsor trovati sono stati amici che hanno accettato la nostra proposta nel giro di un weekend e con i quali ci lega stima reciproca. Ma ho ricevuto anche tante porte in faccia. La mia speranza è che qualcuno che in un primo momento ha declinato la nostra offerta possa salire sul carro strada facendo. Il progetto, che stiamo già attuando, è quello di creare un network di partner che possa interagire e trarre benefici nel momento in cui decide di sponsorizzarci».

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Il sabato pomeriggio in piedi sulla fontana di piazzetta Garzeria, per riprendere con il telefonino la festa degli ultras. La domenica mattina, invece, sugli spalti dell’Appiani ad assistere alla partita dei Giovanissimi biancoscudati. Ecco servito il weekend senza la prima squadra del vice presidente del Padova, Edoardo Bonetto. A dir la verità, qualche settimana prima del fatidico 29 gennaio, c’era un po’ di timore in seno alla società su come comportarsi per l’anniversario di un club che formalmente non è quello in attività. L’entusiasmo dei tifosi, però, ha travolto anche i vertici di viale Rocco. «È così», conferma Bonetto junior. «Anche se in questo momento non siamo il Calcio Padova, l’obiettivo è riprendere il prima possibile nome e marchio e continuare a festeggiare con questi tifosi eccezionali. Vedere un migliaio di persone in centro inneggiare a questi colori mi ha regalato delle bellissime emozioni. Ma allo stesso tempo mi ha caricato di ulteriori responsabilità. Queste persone nutrono grande fiducia in noi, non dobbiamo deluderli». Suo padre ha rinnovato l’appello, rivolto ad altri imprenditori padovani, di entrare in società per aiutare i colori biancoscudati. Domanda franca: Bergamin e Bonetto, allo stato attuale, avrebbero la forza di progettare un campionato di buon livello anche in Lega Pro? «Sì, il piano triennale che abbiamo stilato considera anche l’eventualità della Lega Pro».

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) A distanza di sette mesi cosa le è rimasto dentro della scorsa stagione? «Preferisco pensare a quanto affetto mi è rimasto nel cuore da parte della gente. Ed è grazie a questo affetto che torno sempre volentieri. Lo scorso gennaio la società voleva mandarmi via, ma in quel momento non volevo abbandonare la nave. Se le cose andavano male volevo essere il primo a metterci la faccia, come ho sempre fatto fino alla fine». La scorsa estate Cuffa ha firmato per il Matera, ma l’avventura in Basilicata è durata appena metà stagione. A gennaio l’argentino è rimasto in Lega Pro, trasferendosi a San Marino. Quanta grinta ha ancora da mettere in campo? «La grinta fa parte del mio Dna. Gli anni passano, ma il cuore è intatto. Magari un giorno ci rivedremo, intanto ringrazio questi splendidi tifosi e dico loro di stare vicino alla squadra e alla nuova società che vuol riportare il Padova nel calcio che conta».

Ore 09.20 – (Mattino di Padova) Se ne era andato in un modo, ed è tornato esattamente alla stessa maniera. A cambiare radicalmente è solo lo stato d’animo che l’ha circondato. L’ultima istantanea di Claudio Matias Cuffa a Padova, era stata una sera di inizio estate, in mezzo ai tifosi riuniti che chiedevano spiegazioni sulla retrocessione e rassicurazioni su una crisi societaria che avrebbe portato al crack di luglio. Sabato “El Cabezon” è tornato per festeggiare i 105 anni biancoscudati, unico invitato tra i giocatori in rosa lo scorso anno, e acclamato come ai bei tempi. «Ho provato delle sensazioni bellissime, sono tornato a Padova e mi sono sentito subito a casa», ha confessato Cuffa dopo aver partecipato alla festa organizzata sabato dagli ultras in centro città. «Spero un giorno di poter tornare a giocare qui. Sono rimasto molto legato a questa piazza e mi emoziono ogni volta a vedere questi tifosi».

Ore 09.10 – (Mattino di Padova) Ultimo giorno di riposo per i biancoscudati: domani alle 14.30 la squadra di Carmine Parlato si ritroverà ai campi della Guizza per ricominciare la preparazione, in attesa del test amichevole che giovedì la porterà a Ponte di Brenta contro il San Marco. Dopo aver sfruttato la settimana di sosta per un richiamo di preparazione atletica, da domani la squadra comincerà a preparare la sfida di domenica prossima, quando all’Euganeo arriverà il Tamai. Agli allenamenti si presenterà per la prima volta anche il nuovo acquisto, il centrocampista Fenati giunto ieri in prestito dalla Sampdoria, mentre sarà questione di giorni per rivedere all’opera Lazar Petkovic, pronto a riprendere gli allenamenti dopo più di un mese di stop per infortunio. Quella di oggi, però, per Filippo Pittarello sarà giornata di vigilia: domani per il giovane attaccante biancoscudato scatterà infatti il Torneo di Viareggio. La Rappresentativa serie D, con la quale Pittarello giocherà insieme anche ai giocatori Coraini e Bagatini dell’Este, affronterà infatti domani la Primavera dell’Empoli, quindi i messicani del Santos Laguna (giovedì) e il Torino (sabato), con gli eventuali ottavi di finale che scatteranno la settimana prossima.

Ore 08.40 – Serie D girone C, il prossimo turno (ventunesima giornata, domenica 8 febbraio ore 14.30): ArziChiampo-Mezzocorona, Belluno-Fontanafredda, Clodiense-Union Pro, Dro-Montebelluna, Giorgione-Mori S. Stefano, Kras Repen-Triestina, Legnago-Union Ripa La Fenadora, Padova-Tamai, Sacilese-AltoVicentino.

Ore 08.38 – Serie D girone C, la classifica aggiornata: Padova 47, AltoVicentino 45, Belluno 38, Sacilese 36, Clodiense 33, ArziChiampo 32, Fontanafredda 30, Union Ripa La Fenadora e Tamai 29, Montebelluna e Union Pro 28, Giorgione 23, Dro e Legnago 19, Kras Repen 18,Triestina 16, Mezzocorona 10, Mori Santo Stefano 8.

Ore 08.36 – Serie D girone C, i risultati della ventesima giornata: AltoVicentino-Kras Repen 0-1, Fontanafredda-Giorgione 2-1, Mezzocorona-Belluno 3-1, Montebelluna-Legnago 2-2, Mori S. Stefano-Padova 2-6, Tamai-Clodiense 0-0, Triestina-ArziChiampo 2-2, Union Pro-Dro 1-0, Union Ripa La Fenadora-Sacilese 1-2.

Ore 08.34 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.32 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Macron Store, Supermercati Alì, Maglietteveloci.it, Studio Pignatelli Netstore, InterBrau Birra Antoniana, Zero Emissioni, Ecosystem, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 1 febbraio: campionato fermo ma Padova attivo sul mercato con l’arrivo in prestito del centrocampista Giovanni Fenati.

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